Ancona Matelica – Fermana 1:2

La Fermana espugna il Del Conero: prima sconfitta interna dei dorici

Calcio – Campionato Serie C girone B – Undicesima giornata

Ancona, 23 ottobre 2021 – Prima del calcio d’inizio della gara il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli, il sindaco della città di Ancona Valeria Mancinelli insieme all’assessore allo Sport Andrea Guidotti ed il patron dell’Ancona Matelica Mauro Canil, accompagnato dalla presidente biancorossa Roberta Nocelli, hanno premiato i tre ragazzi risultati vincitori per il valore simbolico dei loro disegni relativi al concorso “Cosa è per te l’Ancona Matelica”.

Ancona – I bambini premiati al concorso Cosa è per te l’Ancona Matelica

Ai vincitori: Andrea Angeloni, Pietro Carassai e Gabriele Pirrami è stata regalata una maglietta ufficiale della squadra con il proprio nome impresso ed in più, durante una prossima seduta di allenamento, potranno scattare una indimenticabile foto con il loro calciatore preferito.

Al Del Conero, grande coreografia della Curva Nord come non si vedeva da anni e Tribuna gremita per oltre 3.300 spettatori totali, record stagionale. Partenza al fulmicotone delle due squadre con quella dorica che a meno di un minuto dall’inizio accende una ripartenza conclusa da Rolfini che non centra lo specchio della porta ospite. Cambio di campo ed è la Fermana a guadagnare due corner consecutivi.

L’Ancona Matelica scesa in campo 0ggi al Del Conero. Alle sue spalle la bellissima coreografia della Curva Nord

Dopo la sfuriata iniziale squadre in fase di studio. Fino al 10’ quando inaspettatamente la Fermana passa in vantaggio dopo un’azione insistita, con Cognigni che libera Pannitteri al limite dell’area dorica, il suo diagonale batte imparabilmente Avella per lo 0-1.

I biancorossi reagiscono. Al 18’ un colpo di testa di Rolfini finisce a lato di poco. Al 20’ un lancio libera Masetti in area canarina ma è fuori gioco. Al 24’ Iannoni fa tutto da solo, dribbla tutti e spara fuori. Gli ospiti giocano di rimessa, ma quando arrivano in prossimità dell’area dorica non sono mai pericolosi.

Al 30’ Sereni viene atterrato in area canarina con palla lontana, l’arbitro, di spalle, non se ne avvede e il guardalinee non segnala il fallo. Fino all’intervallo non succede più nulla, con la fermana che si fa fallosa nel contenere gli attacchi dei padroni di casa.

Battaglia a centrocampo fra D’Eramo e Graziano

Si torna in campo. Al 52’ possibilità per l’Ancona di raggiungere il pareggio. Bordata dal limite di Del Sole e Ginestra che in tuffo si supera e devia in angolo. I canarini giocano duro, al 56’, dopo l’ennesimo fallo, Mbaye raccoglie una meritata ammonizione. I dorici spingono. Al 60’ è D’Eramo ad impegnare ancora Ginestra sempre più sotto pressione.

Al 65’ è la Fermana a sfiorare il raddoppio con Mordini che colpisce il palo alla sinistra di Avella. Sugli sviluppi palla in rete ma l’arbitro annulla per fuorigioco. L’Ancona non molla, e al 72’ raccoglie i frutti delle sue fatiche: fallo in area subito da Rolfini e l’arbitro fischia il rigore. Batte lo stesso Rolfini che infila la palla in rete alla destra di Ginestra. 1 -1.

Giusto il tempo di cambiare fronte e la Fermana torna in vantaggio al 76’ con Frediani che conclude in rete una ripartenza ben orchestrata da Pannitteri. Il classico gol dell’ex che vale l’1-2. Dopo cinque minuti di recupero il signor Luciani fischia la fine dell’incontro, sentenziando di fatto la prima sconfitta in casa dell’Ancona Matelica.

Alla lunga, aveva ragione mister Colavitto. Questo girone B della serie C è molto difficile, l’Ancona se la gioca sempre ma può vincere e/o perdere con chiunque, comprese quelle squadre che navigano nelle zone basse della classifica.

Il Tabellino

Ancona Matelica (4-3-3): 22 Avella; 14 Tofanari, 25 Masetti, 6 Iotti, 28 Maurizii; 23 D’Eramo, 7 Gasperi, 4 Iannoni; 21 Del Sole, 9 Rolfini, 10 Sereni. A disposizione: 1 Canullo, 12 Vitali, 3 Di Renzo, 5 Bianconi, 8 Delcarro, 15 Sabattini, 16 Farabegoli, 18 Faggioli, 20 Vrioni, 27 Papa, 33 Noce. Allenatore: Gianluca Colavitto.

Fermana (3-4-2-1): 1 Ginestra; 23 Alagna, 99 Blondett, 30 Sperotto; 21 Rodio, 24 Mbaye, 25 Graziano, 3 Mordini; 77 Pannitteri, 10 Bolsius; 9 Cognigni. A disposizione: 22 Moschin, 7 Marchi, 8 Grossi, 11 Bugaro, 14 Scrosta, 18 Frediani, 19 Pistolesi, 20 Capece, 26 Lovaglio, 29 Rovaglia, 32 Nepi, 33 Marini. Allenatore Giancarlo Riolfo.

Arbitro: Sig. Francesco Luciani della sezione di Roma 1. Assistenti: Sig.ri Francesco Cortese della sezione di Palermo e Nicola Tinello della sezione di Rovigo.

Quarto uomo: Sig. Claudio Panettella della sezione di Gallarate.

Reti: 11’ pt Pannitteri, 29’ st Rolfini (rig), 31’ st Frediani

Note: spettatori 3.389 (di cui 93 ospiti), per un incasso di euro 31.443,06; locali in divisa rossa, pantaloncini e calzettoni rossi e portiere blu; ospiti in divisa gialla, pantaloncini e calzettoni gialli e portiere grigio; ammoniti mister Riolfo in panchina, Gasperi, Blondett, Mbaye, Iannoni e Sperotto; corner 9-5; recupero 1’ pt, 5’ st.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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