Eccellenza Marche: ripartirà l’11 aprile su due gironi

Decisione della Lnd regionale subordinata al benestare del Coni

Ancona, 17 marzo 2021 – Nel Campionato di Eccellenza, dietro richiesta del Comitato Regionale, 12 squadre, sulle 18 aventi diritto, hanno manifestato ufficialmente la volontà di ripartire. In data odierna il Consiglio Direttivo del Comitato Regionale Marche ha quindi deciso il format del Campionato che è il seguente:

le 12 squadre sono state suddivise, secondo il criterio di vicinorietà, in due gironi da 6, all’interno dei quali si incontreranno con gare di andata e ritorno.

La squadra vincente, che acquisirà pertanto il diritto di ammissione al Campionato superiore, verrà determinata dopo la disputa di gare di play-off che vedrà impegnate la prima classificata di ciascun girone contro la seconda classificata dell’altro girone ed il successivo incontro fra le due vincitrici delle precedenti 2 gare.

L’inizio del campionato è previsto per domenica 11 aprile 2021 e dovrà terminare prima del 30 giugno 2021.

“Quanto sopra descritto è subordinato al riconoscimento di questo Campionato, da parte del CONI, di competizione di “preminente interesse nazionale”.

Relativamente ai Campionati di Eccellenza Femminile, Calcio a 5 C1 maschile e Calcio a 5 femminile, poiché le Società che hanno manifestato la volontà di ripartenza non hanno raggiunto il numero minimo previsto, non avranno svolgimento.

ECCELLENZA

Girone A
U.S. ANCONITANA A.S.D.
A.S.D. ATLETICO GALLO COLBORDOLO
SSDARL F.C. VIGOR SENIGALLIA
F.C. FORSEMPRONESE 1949 SD.ARL
S.S.D. JESINA CALCIO SRL
S.S.D. MONTEFANO CALCIO A R.L.

Girone B
A.S.D. ATLETICO AZZURRA COLLI
A.S.D. CALCIO ATLETICO ASCOLI
S.S.D. GROTTAMMARE C. 1899 ARL
S.S.D. PORTO D’ASCOLI S.R.L.
SSDRL SANGIUSTESE M.G.
A.S.D. VALDICHIENTI PONTE

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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