SAMBENEDETTESE - ANCONA 0 : 1

Dopo 82 anni l’Ancona torna a vincere il derby a San Benedetto

L’impresa dei ragazzi di Brini dimostra una crescita frutto di un lavoro serio e costante

LEGA PRO girone B

 

SAMBENEDETTESE (4-3-3): Aridità; Di Filippo (32’st Pezzotti), Mori, Radi, Di Pasquale; Sabatino, Berardocco (13’st Fioretti), Lulli; Mancuso, Sorrentino, Tortolano (25’st Di Massimo). A disp:  Pegorin, Damonte, Tavanti, Zappacosta, Doua Bi, Candellori, Mattia, Vallocchia. All. Palladini

ANCONA (4-3-3): Scuffia; Daffara, Moi, Ricci, Forgacs; Agyei, Zampa (32’st Djuric), Gelonese; De Silvestro (38’st Barilaro), Falou Samb, Frediani (25’st Bariti). A disp: Rossini,  Kostadinovic, Tassoni, Malerba, Bambozzi, Battaglia, Voltan, Momentè, Montagnoli. All. Brini

ARBITRO: Strippoli di Bari

MARCATORI: 39’pt Frediani

AMMONITI: Daffara, Agyei, Mori

NOTE: spettatori paganti 3161 di cui 536 da Ancona, abbonati 2352. Angoli 6-0

Il mister dorico Fabio Brini (foto Max Serenelli)
Il mister dorico Fabio Brini (foto Max Serenelli)

Impresa Ancona. Non esiste altro termine per definire la vittoria degli uomini di Fabio Brini al Riviera delle Palme, dove i biancorossi non avevano mai vinto in campionato: ottantadue anni dopo aver espugnato il vecchio Ballarin l’Ancona è tornata ad esultare, meritatamente, a San Benedetto. Man of the match, e non è la prima volta, Marco Frediani.

LA CRONACA

Il tecnico biancorosso ha confermato l’undici che aveva fermato il Padova nell’infrasettimanale, mentre Palladini ha inaspettatamente escluso Damonte per lanciare Berardocco, con l’infortunato Ntow sostituito da Di Pasquale.

È partita fortissimo l’Ancona che ha avuto subito due occasioni: la prima con Frediani che ha tirato debolmente verso Aridità, e la seconda con Falou Samb che ha sprecato banalmente una “rubata” di Gelonese all’ex Radi.

Un colpo di testa di Zampa (foto Max Serenelli)
Un colpo di testa di Zampa (foto Max Serenelli)

Ma non è finita qui, perché nella prima mezzora si è giocato solo nella metà campo rossoblu, con i biancorossi di Brini che avrebbero di gran lunga meritato il vantaggio, soprattutto al 27’ quando dopo una bellissima azine corale Falou Samb ha calciato incredibilmente in curva un pallone che bastava solo appoggiare nella porta sguarnita dopo un grande assist di Forgacs.

Al 34’ i dorici hanno rischiato di capitolare alla prima occasione per i padroni di casa, ma Sabatino ha sprecato una grance chance dall’altezza del dischetto del rigore.

Al minuto 39 la giocata decisiva: deliziosa palla di Agyei in verticale per Frediani che è scattato alle spalle del terzino Di Filippo e ha battuto Aridità con un potente diagonale mancino. L’esterno romano si è poi fatto tutto il campo di corsa per esultare sotto il settore colorato di biancorosso, completamente in visibilio.

Presa aerea del portiere Scuffia (foto di Max Serenelli)
Presa aerea del portiere Scuffia (foto di Max Serenelli)

Nella ripresa la Samb ha provato a chiudere l’Ancona nella propria metà campo, ma non ha ottenuto nulla se non uno sterile possesso palla. Due gli episodi che avrebbero potuto cambiare il volto della gara: al 17’ paratona di Scuffia su punizione di Tortolano, e al 34’ quando Sorrentino è caduto in area dopo un contatto con Forgacs (anche l’Ancona ha reclamato un penalty per un presunto fallo di mano di Radi su tiro di De Silvestro).

Per l’arbitro Strippoli di Bari tutto regolare, per i tifosi rossoblu un po’meno: il difensore ungherese ha effettivamente appoggiato la mano sulla spalla dell’attaccante, ma sarebbe da verificare l’effettiva violenza della spinta.

Rigore dubbio a parte, l’Ancona ha portato meritatamente in porto la partita, sprecando anche qualche interessante contropiede; uno dei quali ha visto una conclusione di tacco di Gelonese che avrebbe fatto venire giù il settore ospiti: la palla ha incocciato casualmente lo stinco di Mori, altrimenti avrebbe concluso la sua corsa in fondo al sacco.

I giocatori dorici festeggiano sotto la curva dei propri tifosi (foto Max Serenelli)
I giocatori dorici festeggiano sotto la curva dei propri tifosi (foto Max Serenelli)

Al triplice fischio finale grande festa biancorossa, con i giocatori dorici a saltare e cantare sotto la curva occupata dagli anconetani, mentre tutto il resto dello stadio ha sonoramente fischiato la Sambenedettese.

SALA STAMPA

Brini: «Faccio i complimenti ai miei ragazzi, perché hanno meritato la vittoria e disputato un’ottima partita. D’altronde questa squadra aveva già dimostrato che quando è concentrata nulla le è precluso. Ora viene il difficile perché dopo una vittoria del genere non sarà facile affrontare il Forlì con la giusta testa, dovremo lavorare meglio del solito in settimana».

Mastropietro: «Sono molto felice per la squadra, per la società e per i tifosi che ci hanno sostenuto dal primo all’ultimo minuto. L’Ancona non è inferiore a nessuno, quella di oggi non la definirei una grande impresa, ma una bella vittoria sì. Ora c’è da continuare a lavorare, lo deve fare la squadra sul campo e noi come società: in settimana dovremo rispettare la scadenza del pagamento degli stipendi di settembre ed ottobre e prima della fine dell’anno sostituire la fidejussione di Marinelli. Sono ottimista».

Palladini (all. Samb): «È chiaro che sono deluso dal risultato, è un brutto periodo e dobbiamo cercare di uscirne prima possibile. La partita è stata sostanzialmente equilibrata e decisa da un episodio, comunque faccio i complimenti all’Ancona che ha fatto quello che doveva fare».

Fedeli (pres. Samb): «Non sono neanche arrabbiato, la squadra ha dimostrato di non valere i primi posti, nonostante Federico (il direttore sportivo con cui è in rottura, ndr.), dica che abbia allestito un organico all’altezza. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Schiavoni? L’ho visto e salutato, ormai è acqua passata (i due erano co-presidenti dell’Ancona nel 2006/2007 ed hanno avuto parecchi dissidi, ndr.)»


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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