Davide Ciampelli: presentato ufficialmente il nuovo mister dell’Anconitana

Partita da ieri la nuova stagione 2019/2020

Ancona, 21 giugno 2019 – Inizia la stagione 2019/2020 dell’Anconitana calcio. Nel corso di una conferenza stampa alla Sida Group di Ancona sono stati presentati ieri il nuovo mister Davide Ciampelli e il neo Direttore Generale Matteo Bartoloni. Presenti anche il copresidente Andrea Marconi, il vice Robert Egidi e tutti gli altri dirigenti biancorossi.

Il presidente Stefano Marconi: «Presento con grande soddisfazione queste due figure che rappresentano un ulteriore passo avanti per lo sviluppo della società e per guardare con ottimismo e fiducia al futuro. Sono scelte ponderate, arrivate dopo analisi fondamentali perché nel mondo del calcio possono esservi personaggi davvero pericolosi. Con Davide Ciampelli ci siamo confrontati e abbiamo capito che c’erano le basi per portare avanti un percorso di almeno due anni e poi quello che accadrà dopo dipenderà da tante variabili».

Ancona – da sx: il vicepresidente dell’Anconitana Robert Egidi, il nuovo mister Davide Ciampelli, il presidente Stefano Marconi

Andrea Marconi ha ribadito la linea societaria: «La scelta fatta rispecchia il nostro life style – ha sottolineato – secondo il nostro modo di fare. Volevamo persone vere, concrete e dotate di etica».

A seguire è intervenuto il nuovo DG Bartoloni: «Ringrazio tutti per gli attestati di stima e il presidente per la fiducia e il coraggio, per me elementi importantissimi. Proseguiremo con passione per il bene di Ancona e dell’Anconitana, ogni scelta sarà in questo senso».

In ultimo è arrivato il commento di mister Davide Ciampelli: «Doveroso da parte mia ringraziare la famiglia Marconi. Da quando alleno ho sempre cercato di mantenere la mia linea, il mio codice di valori e il mio modo di essere. Ho scelto Ancona perché la sera prima del colloquio avevo sensazioni positive, particolari, diverse da ogni altro colloquio fatto. Avevo la sensazione di andare a parlare per qualcosa di importante e storico e così si è rivelato. Arrivo sapendo di avere una responsabilità importante. Dobbiamo vincere, quello che spinge me e il mio staff è proprio questo. Ho grande cultura del lavoro e voglio una squadra che sappia rispecchiarmi».

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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