CASTELFIDARDO-ANCONITANA: 1-2

Coppa Italia – Due volte Ambrosini contro il Castelfidardo

I dorici al Mancini ipotecano il passaggio ai quarti

Castelfidardo, 1 settembre 2019 – Non poteva iniziare meglio la nuova stagione dell’Anconitana, quest’anno guidata da Davide Ciampelli, che espugna il Mancini di Castelfidardo e ipoteca il passaggio ai quarti di finale di Coppa Italia.

Castelfidardo – L’undici dorico schierato da Ciampelli (foto Max Serenelli)

I biancorossi partono a razzo prendendo da subito le redini della gara e, pur non creando occasioni limpidissime, si mantengono costantemente nella metà campo avversaria. Fino al 25° quando il bomber dorico Ambrosini sblocca il risultato: goal contestato dai biancoverdi, ma convalidato dall’arbitro,  che sostengono che il pallone non abbia varcato completamente la line di porta.

Castelfidardo – Il primo goal di Ambrosini contestato dai biancoverdi (foto Max Serenelli)

Nel secondo tempo un leggero calo dei dorici favorisce il gioco del Castelfidardo che, dopo aver sprecato un paio di ghiotte occasioni da goal, pareggia al 72° con un tiro morbido di Capponi. La sua esultanza arrampicandosi sulla recinzione però, gli costa cara: già ammonito, riceve un secondo cartellino giallo che gli fa prendere anzitempo la via degli spogliatoi.

Castelfidardo – Il sinistro micidiale e preciso di Ambrosini che ha decretato la vittoria dell’Anconitana sul Castelfidardo in Coppa italia (Foto Max Serenelli)

Con i biancoverdi in dieci è gioco facile per i dorici riprendere in mano il pallino del gioco, grazie anche ad una preparazione più avanzata. All’82° è ancora Ambrosini a siglare il goal del vantaggio definitivo dell’Anconitana: dopo aver superato in modo pregevole un avversario, il bomber scarica in porta un sinistro micidiale e manda in visibilio la tifoseria dorica.

Grande prestazione, dunque, per la prima uscita ufficiale dei  biancorossi che mandano un chiaro messaggio alle altre quindici compagini del campionato d’Eccellenza. Dal canto suo, abbiamo visto anche un ottimo Castelfidardo che è rimasto in partita finché poteva contare sulla parità numerica. Domenica prossima, 8 settembre, ritorno al Del Conero dove ai dorici basterà pareggiare o perdere per uno a zero.

Gli allenatori:

Lauro: “Partita equilibrata, è partita meglio L’Anconitana, ci ha schiacciato creando anche qualche palla goal. Nel secondo tempo invece la squadra è cresciuta, ha giocato di più, ha trovato la superiorità in fascia. Poi, dopo l’espulsione di Capponi quando stavano attaccando, hanno trovato il secondo goal

Ciampelli: “Questa poteva essere benissimo una partita di serie D per quanto espresso in campo, soprattutto a livello individuale e per la cornice di pubblico che ci ha accompagnato. Abbiamo fatto discretamente il primo tempo mentre non bene il secondo, dove siamo stati un po’ leziosi sul goal preso. Siamo una buona squadra che sa giocare a calcio

Il Tabellino

CASTELFIDARDO (4-3-1-2): David, Bandanera, Puca, Zeetti (18′ st Rinaldi), Stortini, Capponi, Eliantonio, Sampaolesi, Gattabria (29′ st Bracciatelli), Galli, Shiba (43′ st Braconi). All. Lauro

ANCONITANA (4-1-4-1): Battistini, Pierdomenico (30′ st Zandua), Borghetti, Trombetta, Micucci, Visciano (15′ st Bruna), Giambuzzi, Magnanelli (22′ st Bordi), Mansour (38′ st Zagaglia), Cameruccio (30′ st Marzioni), Ambrosini. All. Ciampelli.

ARBITRO: Curia di Ascoli Piceno.

RETI: 25′ pt Ambrosini , 26′ st Capponi, 36′ st Ambrosini

Ammoniti: Trombetta, Eliantonio, Galli, Rinaldi, Zagaglia.

Espulsi: al 27′ st Capponi per doppia ammonizione.

Recupero: 4′ st.

Spettatori​: 1.000 circa


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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