Staffolo - Anconitana 0 : 2

Anconitana: Mastronunzio da record

Fuoricasa contro Staffolo la “Vipera” eguaglia il miglior goleador di sempre

Calcio – 1ª Categoria girone B

Stadio Carotti  – Jesi

Jesi – La qualità di Marengo e Mandorino, le geometrie di Storani, il veleno della “Vipera” Mastronunzio; questo, in estrema sintesi, il riassunto di Staffolo – Anconitana 0 – 2 giocata un paio d’ore fa sul neutro del Carotti di Jesi.

Bella e divertente partita grazie ai dorici mai domi e mai sazi, e grazie anche ai ragazzi dello Staffolo che hanno provato a tener loro testa fino alla fine, senza mai un calo di rendimento. A far la differenza, fin da subito, il maggior tasso tecnico individuale dei biancorossi e il loro modo di stare in campo ben disegnato da mister Lelli.

Jesi – Il primo gol di Mastronunzio che porta in vantaggio i dorici sullo Staffolo (foto Max Serenelli)

A costo di ripeterci, ed è un po’ che lo andiamo facendo, questa Anconitana non appartiene alla categoria. Si è giocato su un terreno pesante per le piogge dei giorni precedenti, ma l’incontro non ne ha risentito.

Al pronti via, subito un’azione corale dei dorici con palla in area staffolana con Mastronunzio che appoggia in rete senza difficoltà. La “Vipera” è in giornata e gli sono bastati pochi secondi per portare in vantaggio i suoi.

Al 22° Marengo prende palla a centrocampo e scende verso l’area avversaria. Dai venti metri serve un pallone smarcante per il solito Mastronunzio che con un tocco di precisione indirizza verso il palo alla destra di un’incolpevole Carotti. È il due a zero dorico. Con un valore e un sapore particolare però.

Jesi – Il tocco della “Vipera” che sigla il doppio vantaggio biancorosso. Una doppietta per Mastronunzio che gli vale anche il vertice della classifica dei migliori marcatori dorici di sempre in condominio con il mitico Gustavo Fiorini (foto Max Serenelli)

Con questa doppietta la “Vipera” raggiunge in vetta alla classifica dei bomber di tutti i tempi il mitico Gustavo Fiorini a quota 71. Ancora un gol per lui, e resterà solo al comando. Ma avrà tutto il tempo per staccare Fiorini di parecchie lunghezze.

La partita, sul due a zero, sembrerebbe finita e invece no. Merito dei padroni di casa che ci provano sempre, anche se occorre aspettare il 41° per registrare la prima vera azione da gol degli staffolani: a pochi metri da Lori, Graziosi prova una mezza girata al volo che non ha fortuna.

Nel secondo tempo le due squadre non mollano. Anche se è l’Anconitana che in netto controllo sfiora la tripletta in almeno altre tre occasioni. Unica nota stonata, al 94°. Quando ormai la partita è finita Bartolini subisce un fallo a centrocampo senza senso. Lontano dalla porta e a un minuto dal termine, lo Staffolo quell’entrata dura se la poteva risparmiare. Bartolini esce in barella sostituito da Polenta.

Jesi – I tifosi dorici presenti al Carotti. (foto Max Serenelli)

Dopo il fischio finale del sig. Boiani di Pesaro, intorno alle panchine si scaldano gli animi. Ma alla fine il buon senso prevale sull’adrenalina.

Staffolo: Carotti, Fuoco, Cesarini, Massei, Tangherlini, Scattolini, Cecati (Martarelli, 28° 2 T.), Molinari (Conte, 2° T.), Graziosi (Brugiatelli, 14° 2T.), Piersanti (Fabrizi, 2° T.), Polzonetti (Magini, 14° 2 T.), Panchina: Tomassoni, Bartelucci, Conte, Fabrizi, Magini, Brugiatelli, Martarelli. All. Diego Massaccesi.

Anconitana: Lori, Della Spoletina, Cesaroni, Rossi, Colombaretti, Mandorino (Massei, 44° 2 T.), Strano, Marengo, Mastronunzio (Pucci, 45° 2T), Storani (Tantuccio, 38° 2 T.), Apezteguia (Bartoloni, 21° 2 T.; sostituito per infortunio da Polenta al 93°). Panchina: Ruspantini, Polenta, Pucci, Bartoloni, Massei, Tantuccio, Brasili.  Allenatore: Marco Lelli.

Arbitro: sig. Riccardo Boiani, Pesaro

Reti: 1° e 22° del 1T Mastronunzio

Angoli: 6 (A) – 1 (S)

Ammoniti: Cesarini, Piersanti, Graziosi, Scattolini (S) – Mandorino, Rossi, Colombaretti (A)

Recupero: P.T. 1’ – 2T 5’

Prossima gara: Anconitana – Montemarciano


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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