Chi resta e chi va

Ancona Matelica, Francesco Micciola fa il punto sul mercato

Il ds: “Rafforzeremo la rosa in tutti i settori”. Chi resta e chi va al momento

Ancona, 20 maggio 2022 – La società sportiva dell’Ancona Matelica, attraverso il direttore sportivo Francesco Micciola, spiega quali saranno le prossime mosse riferite alla rosa della prima squadra in vista dell’apertura ufficiale del calciomercato che scatterà il primo luglio.

il ds Francesco Micciola

«Il mio primo pensiero – dice Micciola – va assolutamente a tutti quei ragazzi che fino al 30 giugno saranno nostri tesserati. Bravi calciatori, ma soprattutto persone perbene che hanno dimostrato di avere dei valori eccezionali sia dentro che fuori dal campo. In qualità di responsabile dell’area tecnica, in piena sinergia con il mister e con gli altri dirigenti della società, devo prendere delle decisioni. Che non sono sempre semplici da affrontare, anzi. Prima della cena di fine anno, ho parlato con i calciatori per informarli che nei giorni a seguire avrei contattato i loro agenti».

Dopo questi contatti, ecco la situazione aggiornata ad oggi.

«Per fine prestito Iannoni tornerà alla Salernitana – elenca il ds Francesco Micciola – Masetti al Pisa, Del Sole alla Juventus, Maurizii all’Ascoli, Palesi all’Olbia e Sabattini alla Sampdoria. Non rientrano nei nostri piani Tofanari, Noce, Gasperi e Delcarro. Capisco il malumore dei tifosi, Andrea, che pure la scorsa estate era arrivato tra lo scetticismo generale, ha dimostrato di essere un ottimo elemento. Però noi abbiamo in testa altre idee che svilupperemo appunto in sede di mercato. L’obiettivo è quello di costruire un’Ancona più forte di quella che avete apprezzato in questi mesi. Con i calciatori che sono sotto contratto ci siederemo e faremo le valutazioni opportune, ma certamente coloro che accetteranno di vestire questa maglia sapranno sudarsela».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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