LUMEZZANE - ANCONA 1 : 0

Ancona 1905: una stagione e una gestione balorda

Neppure a Lumezzane arriva l’agognato riscatto di una squadra nata male e gestita peggio

LUMEZZANE (4-4-2): Pasotti; Varas, Tagliani, Sorbo, Bonomo; Oggiano (18’st Marra), Gentile, Arrigoni, Bacio Terracino; Leonetti (23’st Sola), Speziale (31’st Lella). A disp: Carboni, Russini, Bagatini, Padulano, Gentile, Zappacosta, Rizzi. All. Bertoni

ANCONA (4-3-3): Anacoura; Daffara (41’st Mancini), Cacioli, Ricci, Barilaro; Zampa, Agyei, Gelonese: Bariti (6’st Voltan), Paolucci, Frediani. A disp: Scuffia, Di Dio, Nicolao, Bambozzi, Djuric, Momentè, Bartoli, Fraternali.  All. De Patre

Arbitro: D’Apice di Arezzo

Marcatori: 31’pt Leonetti, 12’st Frediani, 34’pt Lella

Ammoniti: Agyei, Daffara, Arrigoni, Cacioli

Espulsi: 22’st Agyei per doppia amonizione

Note: spettatori circa 500, angoli 5-4

L’Ancona perde anche a Lumezzane e ormai soltanto la matematica tiene vive le speranze di salvezza dei biancorossi di De Patre. La gara del “Saleri” è lo specchio della balorda stagione dei dorici che fino all’espulsione di Agyei avrebbero anche meritato di vincere. Partita odierna a parte, però, si fa fatica a trovare alibi ad una squadra che ha totalizzato dieci sconfitte nelle ultime undici apparizioni e soltanto un punto nel 2017.

Un mister Brini seriamente preoccupato per il gioco espresso dalla sua Ancona
Un mister Brini seriamente preoccupato il giorno dell’andata di Ancona – Lumezzane giocata a novembre 2016 e persa dai dorici per 1 : 0

I numeri non mentono mai. Il tanto contestato Fabio Brini, esonerato quasi a furor di popolo, aveva portato l’Ancona alla fine del 2016 a metà classifica. Poi il castello è crollato: due allenatori che insieme hanno totalizzato un punto in sette partite più l’eliminazione dalla Coppa Italia; un mercato di gennaio indegno per una società professionistica, anche se la gestione di questa stagione di professionistico ha ben poco.

LA CRONACA

De Patre ripropone il 4-3-3 con Paolucci al centro dell’attacco, e la squadra sembra beneficiarne in avvio quando il solito Frediani sfiora il vantaggio con un insidioso tiro-cross. Nei primi venti minuti succede poco, ma l’Ancona tiene il campo con un buon piglio non permettendo ai padroni di casa azioni pericolose: il primo tiro del Lumezzane è di Bacio Terracino al 22’, palla che sfiora l’incrocio.

Al 24’ il vantaggio dorico sembra cosa fatta, ma Bariti a pochi passi dalla linea di porta viene clamorosamente anticipato da un difensore lombardo su un cross di Frediani. Gioca meglio l’Ancona e, come al solito, arriva puntuale la beffa: è il 31’ quando sugli sviluppi di un calcio piazzato Speziale svirgola il tiro liberando Leonetti che insacca di testa battendo Anacoura, uscito in maniera avventata.

Nella ripresa stesso canovaccio, ma stavolta i biancorossi sono più concreti, dopo uno spavento iniziale con Speziale che sfiora il raddoppio. È il 12’ quando Frediani, sempre lui, infila Pasotti con un delizioso pallonetto da appena dentro l’area di rigore. Per MF7 è il settimo gol stagionale, senza di lui l’Ancona sarebbe retrocessa già da tempo.

L'esultanza di Frediani dopo il gol dell'uno a zero all'Albinoleffe (foto Massimiliano Serenelli)
L’esultanza di Frediani dopo un gol. Raggiunta quota sette fin qui da MF7

Proprio Frediani, però, si mangia tre minuti dopo il gol del vantaggio, sbagliando il tocco al volo a tre metri dalla porta. Al 22’ l’episodio decisivo del match: Agyei, ammonito nel corso del primo tempo, commette un ingenuo fallo a centrocampo su Leonetti e l’arbitro gli sventola il secondo cartellino giallo.

Nonostante ciò l’Ancona non si scompone e addirittura sfiora il gol del 2-1 con capitan Ricci su azione d’angolo. Che la stagione sia ormai segnata lo si capisce al 34’: il neo entrato Lella calcia in porta dal vertice sinistro dell’area, la palla sbatte su Daffara impennandosi e terminando la sua corsa in fondo al sacco dopo aver baciato il palo.

La fortuna è cieca, si sa, ma la sfiga ci vede benissimo. La partita finisce qui. I padroni di casa potrebbero arrotondare il punteggio se non sprecassero un paio di facili contropiede. L’Ancona scenderà in campo già mercoledì alle 20.30 in casa contro il Teramo, ma a sei partite dalla fine evitare l’ultimo posto sarebbe come fare più di un miracolo. E i miracoli li faceva solo Gesù.

SALA STAMPA

Il nuovo mister dell'Ancona De Patre
Il mister dell’Ancona De Patre s’è detto molto contrariato per l’arbitraggio di Lumezzane – Ancona 

De Patre: «L’arbitraggio di oggi mi lascia molto perplesso, la seconda ammonizione di Agyei è inesistente: in undici avevamo il pallino del gioco in mano. Anche la punizione da cui è nato il primo gol non mi sembrava che ci fosse, anzi probabilmente era fallo su Cacioli. Non posso rimproverare nulla ai ragazzi, hanno dato l’anima, ma purtroppo ci dice tutto male. Nelle tre partite della mia gestione abbiamo sbagliato solo il primo tempo con il SudTirol, per il resto abbiamo fatto bene. Chiaro che se prendiamo sempre gol sulle palle inattive i risultati non arrivano. Comunque, ripeto, io sono da tanti anni nel mondo del calcio e quello che ho visto oggi (l’arbitraggio, ndr.) non mi piace per niente, sono molto arrabbiato. Ormai non abbiamo più niente da perdere, da mercoledì dobbiamo giocare più liberi mentalmente».

Il ds Giulio Spadoni
Dopo Lumezzane – Ancona il ds Giulio Spadoni inizia a parlare di serie D

Spadoni: «Oggi meritavamo di vincere, paghiamo come al solito gli episodi, decisioni arbitrali comprese. Ma il fallo che ha portato all’espulsione di Agyei è assolutamente veniale, pochi minuti dopo abbiamo addirittura preso il gol del 2-1 su una carambola. L’annata, purtroppo, sembra segnata, ci tiene vivi solo la matematica. Dobbiamo comunque onorare le ultime sei partite. C’è da dare un futuro a questa società che, nonostante i conti poco floridi, rimane appetibile per chi vuole investire nel calcio anche in serie D».

 


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

© riproduzione riservata


link dell'articolo

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi