Task force della Polizia locale al Passo del Lupo

Da domenica 21 giugno potenziati i controlli per impedire la violazione dell’ordinanza che ne vieta il transito

Sirolo, 20 giugno 2020 – Dell’ordinanza in vigore da anni che vieta il transito e l’utilizzo del sentiero del Passo del Lupo, quello altamente pericoloso che scende lungo la falesia del Monte Conero fino alla Spiaggia delle Due Sorelle, Corriere del Conero ne aveva parlato quattro giorni fa (16 giugno, “Quel pasticciaccio brutto e pericoloso del Passo del Lupo”).

Sirolo – Veduta della falesia del Conero e delle Due Sorelle

Nell’occasione, dove la lista civica XSirolo di Franca Buglioni ne richiedeva a gran voce la riapertura al pubblico, il primo cittadino di Sirolo, Filippo Moschella, aveva ribadito: «Resta il divieto di utilizzo del sentiero fino a quando non avremo le risposte legali e tecniche richieste. Certo, non possiamo sorvegliarlo 24 ore su 24, ma se le forze dell’ordine trovano turisti che vi si avventurano questi verranno quantomeno multati».

A distanza di quattro giorni il primo cittadino sirolese torna sulla questione, probabilmente sollecitato dalle tante voci che sui social hanno ribadito come quel sentiero, nonostante il divieto, continui ad essere impunemente utilizzato dalle persone, incuranti dei seri pericoli cui vanno incontro.

«Da domani, domenica 21 giugno – fa sapere Moschella – saranno potenziati i servizi di controllo della Polizia locale per impedire la violazione dell’ordinanza che vieta il transito dal Passo del Lupo, per raggiungere la famosissima Spiaggia delle Due Sorelle di Sirolo».

Uomo avvisato, mezzo salvato, come recita l’adagio. Staremo a vedere come andrà a finire.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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