Sirolo – Spiaggia San Michele: litigano Comune e Ente Parco

In ballo c’è la salvaguardia del litorale eroso dalle mareggiate

Sirolo – La spiaggia San Michele ai Sassi Neri al centro di una diatriba giudiziaria fra il Comune e l’Ente Parco.

Il primo, vista l’erosione continua della spiaggia ad opera delle mareggiate, vorrebbe intervenire per risistemarla e ripristinarla, a protezione della falesia e a tutela dell’incolumità dei bagnanti. L’Ente Parco si mette di traverso e nega l’intervento. A rischio, a suo dire, ci sono molte specie vegetali: la Cystoseira, ad esempio, un’alga bruna importante per la biodiversità; o la Nitrofila a cavastrello e la Salsola Erbacali, presenti a Punta Giacchetta; senza tralasciare i ‘paccasassi’ che crescono in prossimità della falesia.

Il Comune fa ricorso e la vicenda finisce in tribunale, avanti al Tar delle Marche. L’Amministrazione comunale chiede di sospendere il diniego opposto dall’Ente Parco.

I giudici, prima di prendere una decisione, hanno convocato le parti e i rispettivi esperti per mercoledì 6 dicembre. La volontà è quella di provare a mediare per trovare una soluzione che metta tutti d’accordo.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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