Nasce il Parco Archeologico del Conero

Inaugurazione a Sirolo entro la primavera

Sirolo, 1 aprile 2021 – Al via il cantiere per la realizzazione dell’Archeodromo del Conero in Via Peschiera a Sirolo. Il progetto, coordinato dal dott. Filippo Invernizzi responsabile dell’Ufficio Cultura del Parco del Conero, vedrà la luce entro la primavera e accoglierà la ricostruzione di una “casa picena” del V secolo a.C., nonché una nuova struttura in legno con tettoia dedicata alle attività di didattica archeologica.

Sirolo – L’area dove sorgerà il Parco Archeologico del Conero

Si tratta di strutture a grandezza naturale nelle quali turisti e studenti potranno sperimentare la vita e le attività quotidiane di epoca picena. Queste costruzioni costituiscono un primo passo verso la realizzazione di un parco archeologico, dove sarà possibile ammirare e fruire testimonianze archeologiche dell’età picena grazie all’archeologia sperimentale e ad innovative tecniche di realtà aumentata e 3D.

«L’offerta culturale del Parco del Conero si arricchisce di una preziosa proposta didattica – afferma il presidente Daniele Silvettiil progetto del Parco Archeologico s’inserisce in un piano di sviluppo dell’attrattiva turistica in grado di soddisfare target più ampi, in un’ottica di implementazione del cluster della cultura».

Daniele Silvetti, presidente dell’Ente Parco del Conero

Il progetto

L’Archeopaesaggio al Conero – Nuovi spazi e nuove pratiche per scoprire, conservare il territorio del Parco è un progetto finanziato dalla Fondazione Cariverona e vede coinvolti, oltre al capofila l’Ente Parco Regionale del Conero, la Soc. Coop. Sociale Onlus Opera che gestisce la struttura del Centro Visite del Parco ed il connesso Centro di Educazione Ambientale CEA, i Comuni di Sirolo, Numana e Camerano, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, l’Antiquarium Statale di Numana, il Museo Tattile Statale Omero e l’Associazione Riviera del Conero e Colli dell’Infinito.

I lavori di allestimento dell’Archeodromo di Via Peschiera a Sirolo mirano alla costruzione di un prodotto turistico/archeologico nuovo capace di raccontare il territorio e le sue straordinarie risorse con modalità innovative e coinvolgenti verso ampie fasce di pubblico, anche al fine di destagionalizzare la domanda e supportare l’economia locale ed il turismo sostenibile. Entro la primavera si realizzerà una “casa picena” in scala 1:1 con annessa struttura in legno con tettoia per lo svolgimento delle attività didattiche e di archeologia sperimentale ovvero la ricostruzione e la realizzazione di oggetti, strumenti, utensili e vasellame del periodo piceno.

La proposta

La proposta prende forma e spunto anche grazie all’attività di controllo e tutela del territorio, effettuata negli ultimi trent’anni dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Marche, in cui sono emerse, nel comprensorio del Conero, importanti testimonianze sugli insediamenti di età picena. In particolare i resti archeologici rinvenuti nel centro storico di Numana grazie all’archeologia preventiva hanno recentemente permesso al dott. Enrico Sartini, nell’ambito del suo dottorato di ricerca sugli abitati piceni, di ottenere dati utili per la prima ricostruzione di una abitazione picena risalente al V-IV sec. a.C.

Questo periodo storico corrispondeva al momento di massima ricchezza e apertura dell’emporio di Numana, i cui rapporti commerciali erano ormai consolidati con le varie popolazioni italiche, del centro Europa e del Mediterraneo, anche nelle parti più orientali, modificando significativamente alcuni aspetti del modo di abitare, vivere e costruire piceno.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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