La soprintendente Marta Mazza in visita al Parco del Conero

Al centro dell'incontro con il presidente Emilio D'Alessio l'aggiornamento sui progetti in ambito archeologico ed ambientale, con particolare attenzione all'Archeopaesaggio del Conero

Sirolo, 21 luglio 2020 – Breve, ma denso di contenuti, l’incontro tra la soprintendente ai Beni archeologici e al Paesaggio delle Marche, Marta Mazza, e il Parco del Conero. Dopo un primo aggiornamento sugli sviluppi riguardanti i progetti avviati, la soprintendente è stata accompagnata al Centro Visite del Parco per una veloce illustrazione delle attività didattiche che vi si svolgono.

«Un incontro utile e uno scambio di vedute che ci trova assolutamente in linea – afferma il presidente del Parco del Conero, Emilio D’Alessiocon la dottoressa Mazza abbiamo avviato un dialogo proficuo e un percorso in piena sintonia».

Sirolo – La visita della soprintendente Marta Mazza con il presidente del Parco del Conero Emilio D’Alessio (ultimo a destra)

Sui progetti intrapresi dal Parco, una particolare attenzione è stata rivolta all’Archeopaesaggio del Conero: un’azione finalizzata alla valorizzazione del patrimonio archeologico del territorio. Qui si trovano, infatti, straordinarie testimonianze della civiltà picena, quali la grande tomba circolare della Regina nell’area I Pini o i ricchi corredi funerari conservati nell’Antiquarium Statale di Numana.

Partendo da questa risorsa, ancora oggi poco conosciuta, il progetto Archeopaesaggio al Conero si pone l’obiettivo di promuovere il patrimonio archeologico locale attraverso la realizzazione di un Archeodromo a tema piceno, ovvero la ricostruzione di una capanna picena a scala reale attraverso pratiche di archeologia sperimentale. Attività ludico-didattiche di archeo-agricoltura e archeo-artigianato, permetteranno di recuperare e sperimentare antiche tecniche di produzione artigianale ed artistica dei Piceni con modalità operative e coinvolgenti.

Saranno inoltre attivati laboratori specialistici dedicati a persone con disabilità sensoriali e cognitive, con un’offerta quindi accessibile ed inclusiva. L’Archeodromo farà parte di un percorso tematico più ampio che comprenderà anche l’Antiquarium di Numana, l’area archeologica I Pini e il Centro Visite del Parco del Conero.

In questi siti si interverrà con nuovi allestimenti che prevedono anche l’uso di tecnologie innovative quali ad esempio librerie digitali in 3D e la realtà aumentata.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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