Gli Scout di Filottrano 1 ripuliscono i sentieri del Parco del Conero

Il presidente Daniele Silvetti: “Grazie, Ragazzi!” Ecco i loro nomi.

Sirolo, 17 agosto 2021 – Il Clan “Fenix Soleado”, del Gruppo Scout Agesci Filottrano 1, tra le varie attività svolte durante l’anno ha focalizzato l’attenzione sull’importanza del comportamento nei confronti della natura.

Per questo i ragazzi si sono dedicati al servizio di pulizia di alcuni sentieri del Monte Conero, parte del sentiero 301, 301 a, 301 b, 306 c, 307, 308, area di sosta Pian grande e Pian di Raggetti. durante la Route estiva.

«In passato ci è capitato di fare servizi simili, anche nelle aree verdi vicine a Filottrano – dice Matteo Beccacece, uno dei Capi Clan – e in futuro abbiamo in previsione altre iniziative per portare avanti il messaggio lasciato dal nostro fondatore Baden Powell: “Prova a lasciare questo mondo un po’ meglio di come l’hai trovato”». 

I ragazzi dai 18 ai 21 anni che compongono il Clan presenti a questo servizio erano:

Alessio Fermani, Sara Marincioni, Michael Settembrini, Nicole Paolorossi, Giulia Pettinari, Riccardo Flamini, Elena Donati, Elena Tamantini, Francesco Mariani, Alessia Giuseppetti, Aurora Accattoli, Giorgia Mulinari, Alice Santarelli, Enea Belardinelli, Sebastiano Pietanesi con i Capi Clan Matteo Beccace, Lorenzo Carancini, Marco Santoni e Nicola Feliciani.

Al Clan “Fenix Soleado” è arrivato il ringraziamento ufficiale del presidente del Parco del Conero Daniele Silvetti. «Quando ci hanno presentato la richiesta per poter svolgere questo servizio, abbiamo ovviamente concesso l’autorizzazione con molto piacere – ha detto Silvetti – sia perché hanno reso un servizio prezioso al Parco e alla comunità, sia perché diffondere i valori della tutela e della conservazione è alla base del nostro agire e, soprattutto, i giovani devono diffondere questa cultura e sentirne la responsabilità».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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