Enel e Parco del Conero danno una casa al gheppio e al barbagianni

Rifugi artificiali per la nidificazione delle due specie protette installati sui pali della rete elettrica all’interno dell’area protetta: Ancona, Camerano, Sirolo, Numana

Sirolo, 23 aprile 2021 – Si chiama Nidi per la biodiversità del Conero, il progetto messo a punto dall’Ente Parco Regionale del Conero e da E-Distribuzione che prevede, per i prossimi 4 anni, il posizionamento di 36 nidi artificiali per la nidificazione in sicurezza del gheppio e del barbagianni utilizzando i pali di sostegno di proprietà dell’azienda del Gruppo Enel, gestore della rete elettrica di media e bassa tensione.

L’installazione di una delle casette artificiali all’interno del Parco del Conero

Per favorire la riproduzione di questi rapaci, che possono nidificare nei casolari abbandonati e nel territorio del Parco e che rischiano di perdere siti idonei alla riproduzione a seguito di interventi di ristrutturazione edilizia, i tecnici di E-Distribuzione della zona di Ancona-Pesaro hanno reso operativo l’accordo di collaborazione con l’Ente Parco eseguendo in sicurezza le prime installazioni delle casette artificiali nell’area naturalistica del Conero. Le operazioni in corso non interferiranno con il normale esercizio del servizio essenziale di distribuzione di energia elettrica.

«Trasformare un problema in risorsa è un’alchimia difficile ma non impossibile – il commento a caldo del presidente del Parco Daniele Silvetti Le linee elettriche aeree hanno notoriamente un impatto paesaggistico, inoltre, se non opportunamente progettate, ed in particolare quando i conduttori non sono isolati, possono costituire una trappola mortale per gli uccelli con un’estensione alare tale da toccare contemporaneamente due conduttori o un conduttore ed un elemento non isolato. In questo caso si tratta di linee con cavi isolati, quindi non a rischio di elettrocuzione, che diventano una risorsa utile per la conservazione degli uccelli».

Daniele Silvetti, presidente dell’Ente Parco del Conero

Nell’ambito del progetto Nidi per la biodiversità del Conero che mira a favorire la conservazione e a rafforzare la popolazione di queste due specie di interesse conservazionistico, l’Ente Parco Regionale del Conero, che gestisce aree ad alta valenza naturalistica indispensabili per la tutela delle specie animali e vegetali, ha coinvolto l’azienda elettrica nell’iniziativa, individuando insieme aree specifiche dei Comuni di Ancona, Camerano, Numana e Sirolo, all’interno della provincia di Ancona, in cui installare in sicurezza le cassette nido, per permettere alle coppie di rapaci di riprodursi in sicurezza, non correndo alcun rischio di folgorazione, garantendo in questo modo la conservazione dell’avifauna. I nidi sono di due tipologie, specifici per le specie in questione. Quelli per il barbagianni sono stati realizzati in legno da un falegname locale.

«Siamo soddisfatti di questo accordo che permetterà di offrire un luogo di nidificazione sicuro e protetto alle specie tutelate – ha dichiarato Simone Lombardi, responsabile E-Distribuzione zona Ancona/Pesaro – Sostenibilità ambientale e tutela della biodiversità rappresentano temi prioritari in tutte le attività che svolgiamo ogni giorno sul territorio, contribuendo non solo al suo sviluppo economico ma anche alla salvaguardia del passeggio e della biodiversità».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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