Area Marina Protetta del Conero (AMP): c’è chi dice no!

Il Comitato contro la costituzione dell’Area marina elenca i motivi del diniego e fa proposte alternative

Sirolo, 19 novembre 2020 – Nel 2000 la presentazione del progetto di Area Marina Protetta del Conero aveva scatenato una valanga di proteste da parte dei cittadini di Ancona, Sirolo e Numana, culminate in una raccolta di migliaia di firme contro tale progetto.

Si era costituito, in tale occasione, il Comitato contro la AMP del Conero, al quale avevano aderito rappresentanti dei pescatori sia sportivi sia professionali, utenti della nautica, subacquei sportivi ed operatori turistici, tutti unanimemente contrari al progetto. Come contrarie si erano dichiarate le Amministrazioni locali di Ancona, Numana e Sirolo.

Il Ministero, pertanto, aveva accantonato il progetto. Oggi, a distanza di venti anni, il progetto viene ripresentato e rimesso in discussione. E la voce del Comitato contro l’AMP torna  a farsi sentire attraverso il suo portavoce Fabio Fiori: «Abbiamo a cuore l’ambiente marino e la fauna ittica, la contrarietà nasce dall’utilizzo Area Marina Protetta».

E passa ad elencare i motivi che spinge il Comitato a dire no:

Le esperienze delle Aree Marine Protette già istituite sono dal punto di vista finanziario FALLIMENTARI.

  • Pochissime hanno portato benefici alla fauna ittica. I fondi per gestirle sono insufficienti. Il Ministero finanzia esclusivamente le spese di costituzione ma non la gestione successiva.
  • L’onere finanziario per la gestione ricade sui cittadini della zona interessata, che subiscono il danno e la beffa di pagare per amministrare un territorio che non possono più frequentare.
  • Gli unici beneficiari risultano essere i Consigli di amministrazione degli Enti di gestione. Sarebbe veramente tragico in una fase storica come quella che stiamo vivendo a causa della crisi economica provocata dal Covid, con milioni di cittadini che non arrivano a fine mese, invece di snellire la macchina burocratica e diminuire il costo della politica si creasse qui un nuovo carrozzone.

Se invece la gestione venisse affidata all’Ente Parco del Conero, verrebbero escluse le Amministrazioni comunali e l’Ente Parco si vedrebbe gravato di ulteriori incombenze quando già oggi si trova in difficoltà a gestire il Parco terrestre.

Motivi oggettivi legati all’ambiente della costa del Conero.

La nostra costa, che ha un elevato valore paesaggistico, non ha invece sotto il pelo dell’acqua peculiarità tali da giustificare l’istituzione di una AMP

  • non sono presenti organismi rari né in pericolo di estinzione,
  • il fondale presenta un substrato di rocce calcaree ricoperte da alghe e molluschi fino a poche centinaia di metri dalla costa (in molti tratti anche meno di cento metri) e già dalla profondità di dieci metri si estende un fondale “inerte” sabbioso o fangoso,
  •  Sono inoltre completamente assenti le praterie di posidonia che caratterizzano i fondali di altri mari e per la cui salvaguardia sono state motivate altrove le istituzioni di parchi ed aree protette.

Motivi di opportunità giuridica.

Importare nel contesto della costa del Conero uno strumento giuridico qual è l’Area Marina Protetta, che è stato pensato per ambienti completamente diversi sarebbe una forzatura, qui non ci troviamo su un’isola o su un promontorio scarsamente abitati, ma in un territorio densamente antropizzato, con un porto commerciale, un porto peschereccio e due porti turistici tutti di rilevanza nazionale.

Motivi di impatto sociale e culturale.

Tutti sanno che i cittadini delle nostre cittadine costiere (ma anche gli abitanti dell’hinterland), vivono da sempre in rapporto strettissimo con il mare.

Sono centinaia i pescatori sportivi (moltissimi anziani) che con la loro barchetta vanno a calare le due nasse consentite dalla legge per catturare qualche seppia o a pescare con la lenza. E da sempre nelle belle giornate estive i nostri concittadini di ogni età vanno a pescare la razione consentita dalla legge di “moscioli” da mangiare con famiglia ed amici.

Il Comitato favorevole alla istituzione della AMP parla di una proposta ministeriale “morbida” che consentirebbe di continuare a svolgere tutte le attività. Si tratta di uno “specchietto per le allodole”, una palese bugia.

In nessuna AMP esistente sono consentite attività che fanno parte del nostro patrimonio culturale come ad esempio: utilizzare nasse per la pesca sportiva, raccogliere “moscioli” o praticare la pesca in apnea.

Non è possibile fare deroghe al regolamento previsto dalla legge quadro se non più restrittive rispetto ad esso. Ove, in passato, erano state previste tali “deroghe” in fase iniziale, queste sono state tutte cancellate dal Ministero.

Il Comitato contro la costituzione dell’AMP avanza le proprie proposte di salvaguardia dell’ambiente marino:

Tutti coloro che aderiscono al “Comitato Contrario alla A.M.P.”, ribadiscono pertanto l’opposizione ad un’Area marina protetta sulla costa del Conero. E chiedono:

  • misure efficaci di protezione del mare
  • disinquinamento dei corsi d’acqua che scaricano sostanze nocive nelle nostre acque
  • allontanamento delle rotte delle grandi navi veloci che creano un continuo moto ondoso sulla costa incrementando erosione e torbidità delle acque
  • rispetto delle regole che già esistono sia per la pesca professionale che per la pesca sportiva
  • creazione di zone di “ripopolamento” che, come ampiamente dimostrato dal CNR con i suoi impianti pilota e come dimostra il caso della nave “Nicole” affondata al largo di Numana, portano ad un miglioramento della catena alimentare e di conseguenza ad un incremento degli stock ittici.

«Da parte nostra – conclude il Comitato per il no alla AMP – stiamo lavorando da mesi con i Comuni di Ancona e Sirolo a uno strumento alternativo: le Zone di Tutela Biologica che riteniamo molto più focalizzato sulla tutela del mare, sostanzialmente senza costi e con ricaduta positiva sull’economia della nostra riviera. Uno strumento che ponga limiti solo alle attività realmente nocive per il nostro mare senza limitarne la fruibilità ai cittadini. Abbiamo a cuore il nostro amato ambiente marino, non le poltrone che potrebbe generare!»

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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