Osimo s’illumina di… Led

Ottenuta la legittimità del project financing dal Tar e dal Consiglio di Stato un entusiasta Pugnaloni elenca i futuri interventi di illuminotecnica

Osimo, 8 aprile 2021 – Doppio successo, prima al Tar ora al Consiglio di Stato, del Comune di Osimo e di Dea Spa sulla legittimità del project financing dell’illuminazione pubblica in città. «Un successo che ripaga l’impegno costante e professionale del soggetto promotore, Dea – comunica con entusiasmo il sindaco Simone Pugnaloniche già da anni aspettava di partire col progetto che farà di Osimo un esempio di innovazione nell’illuminotecnica».

Una volta firmata la convenzione pluriennale, Dea sostituirà i 6.800 punti luce in città con fari a led: «promuovendo uno stile unico ed un’efficienza energetica mai vista prima per le strade, i vicoli, nei parcheggi e nelle piazze della nostra comunità – continua Pugnaloni – Il plusvalore offerto dal bando di gestione ventennale vinto da Dea è rappresentato dalle opere di efficientamento energetico alla città per un valore di 550mila euro».

Osimo – Il sindaco, Simone Pugnaloni

Pugnaloni passa poi ad elencare nel dettaglio gli interventi: «Prevista l’installazione di 70 nuovi punti luce, 21 attraversamenti pedonali illuminati, 30mila euro di acquisti in segnaletica stradale illuminata ed una nuova e rinnovata illuminazione per i giardini di Piazza Nuova, Piazza Duomo, Palazzo municipale, per la pista ciclabile a Campocavallo, per l’area archeologica di Montetorto, per il restyling del parco Chico Mendez ad Osimo stazione e dei Tre archi alle porte della città».

La firma della convenzione pluriennale è prevista entro un mese, l’inizio dei lavori subito dopo, con una durata degli stessi prevista intorno ai 18 mesi.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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