Odori molesti in zona San Biagio e asilo nido

Intervento dell’Arpam e del Comune: diffidata un’azienda per superamento emissioni atmosferiche

Osimo, 25 ottobre 2018 – Sono numerose le segnalazioni di esalazioni maleodoranti pervenute alle autorità competenti e al Comune, con epicentro in zona San Biagio e con attenzione all’asilo nido Arca dei Bimbi che si trova poco distante dall’area oggetto dei cattivi odori.

«Condivido pienamente la preoccupazione delle mamme e dei cittadini che da tempo denunciano il problema alle autorità competenti in materia – interviene sull’argomento il sindaco Pugnaloni – Già diversi mesi fa avevo sollecitato più volte l’Arpam ad intervenire sul posto per valutare tecnicamente la gravità della situazione».

San Biagio di Osimo

Dopo numerose misurazioni effettuate, nell’ultimo sopralluogo recentemente eseguito l’Arpam ha accertato irregolarità da parte di un’azienda relative al superamento dei limiti di emissione atmosferica previsti dalle normative vigenti, riscontrando inoltre la mancanza di adeguati impianti di aspirazione, come invece prescritto dalle relative autorizzazioni.

«In qualità di autorità locale in materia di igiene e salute pubblica – fa sapere Pugnaloni – sulla base delle risultanze scientifiche dell’Arpam, ho provveduto a diffidare l’azienda in questione a regolarizzare la situazione entro e non oltre 10 giorni, termine oltre il quale mi vedrò costretto ad emanare apposita ordinanza di sospensione delle sue attività al fine di tutelare la salute pubblica».

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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