Approvata la realizzazione del tratto osimano della ciclovia Valmusone

Collegherà la città al mare grazie ad un contributo regionale di 650mila euro

Osimo, 22 aprile 2020 – “Siamo fieri di aver approvato proprio oggi, nella Giornata Mondiale della Terra, un’importante variazione di bilancio che ci permetterà di realizzare entro il 2021, grazie a un contributo regionale di 650 mila euro, il tratto osimano della ciclovia Valmusone, un percorso interamente ciclabile che collegherà la nostra città al mare, connettendosi così con la futura Ciclovia Adriatica”.

Si apre così il comunicato del Pd di Osimo dopo il voto  favorevole di oggi in Consiglio Comunale – all’unanimità, maggioranza più opposizioni presenti – che dà il via libera all’opera, primo passo per poter poi partire con l’affidamento del Progetto esecutivo, il bando di gara e infine l’inizio dei lavori. Con termine previsto entro il 2021.

Osimo – L’assessore Michela Glorio

Raggiante l’assessore Michela Glorio che lavora da 4 anni a questo progetto che prevede un tracciato complessivo di 70 chilometri, toccando tutti i Comuni che insistono lungo il fiume Musone, da Porto Recanati a Santa Maria Nuova, con i quali sono stati sottoscritti, negli anni, dei protocolli di intesa e che vedono in Osimo il Comune capofila.

Un bellissimo percorso che collegherà l’entroterra alla costa, dalla sorgente alla foce del Musone, passando attraverso la sua valle, con le sue campagne e le sue terre ricche di storia.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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