Manutenzione straordinaria e dragaggio Porto Turistico di Numana

Firmato il protocollo d’intesa fra Comune e Provveditorato interregionale che gestirà l’intero progetto

Numana, 17 settembre 2018 – L’attuale amministrazione ha ottenuto, nell’ambito delle risorse provenienti dal Fondo Sviluppo e Coesione 2014/2020 destinate alla Regione Marche, circa 930mila euro di fondi da destinare alla pianificazione ed esecuzione di opere destinate al Porto Turistico, che prevedono sia lavori di manutenzione straordinaria, sia il dragaggio dello stesso.

Numana – da sx: l’avvocato Marco Guardabassi e il sindaco Gianluigi Tombolini firmano il protocollo d’intesa per la manutenzione straordinaria del Porto Turistico 

Oggi si è fatto un ulteriore passo avanti nell’iter di gestione delle predette risorse che porterà al risanamento del Porto di Numana: presso la sede comunale è stato siglato un protocollo di intesa tra il sindaco Gianluigi Tombolini e l’avvocato Marco Guardabassi – Provveditore a capo del Provveditorato Interregionale per le opere pubbliche di Toscana, Umbria e Marche – che si occuperà della progettazione, della direzione e affidamento lavori delle opere necessarie per la manutenzione straordinaria del Porto di Numana: dragaggio e sistemazione opere a mare.

Numana – Gli intervenuti alla firma del protocollo d’intesa per i lavori di manutenzione al porto

Ciò permetterà di usufruire in modo più funzionale e più competitivo del Porto Turistico, così da migliorare e dare servizi sempre più efficienti ai numerosi utenti della struttura.

Erano presenti, oltre all’assessore al Porto Rossana Ippoliti, gli operatori portuali che gestiscono la propria attività in quell’ambito: per il Circolo Nautico Stefano Gironi, per la Lega Navale Mauro Petraccini e Claudio Martinangeli,  per la Cooperativa Ormeggiatori Nicola Giulietti.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

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