Manutenzione straordinaria e dragaggio Porto Turistico di Numana

Firmato il protocollo d’intesa fra Comune e Provveditorato interregionale che gestirà l’intero progetto

Numana, 17 settembre 2018 – L’attuale amministrazione ha ottenuto, nell’ambito delle risorse provenienti dal Fondo Sviluppo e Coesione 2014/2020 destinate alla Regione Marche, circa 930mila euro di fondi da destinare alla pianificazione ed esecuzione di opere destinate al Porto Turistico, che prevedono sia lavori di manutenzione straordinaria, sia il dragaggio dello stesso.

Numana – da sx: l’avvocato Marco Guardabassi e il sindaco Gianluigi Tombolini firmano il protocollo d’intesa per la manutenzione straordinaria del Porto Turistico 

Oggi si è fatto un ulteriore passo avanti nell’iter di gestione delle predette risorse che porterà al risanamento del Porto di Numana: presso la sede comunale è stato siglato un protocollo di intesa tra il sindaco Gianluigi Tombolini e l’avvocato Marco Guardabassi – Provveditore a capo del Provveditorato Interregionale per le opere pubbliche di Toscana, Umbria e Marche – che si occuperà della progettazione, della direzione e affidamento lavori delle opere necessarie per la manutenzione straordinaria del Porto di Numana: dragaggio e sistemazione opere a mare.

Numana – Gli intervenuti alla firma del protocollo d’intesa per i lavori di manutenzione al porto

Ciò permetterà di usufruire in modo più funzionale e più competitivo del Porto Turistico, così da migliorare e dare servizi sempre più efficienti ai numerosi utenti della struttura.

Erano presenti, oltre all’assessore al Porto Rossana Ippoliti, gli operatori portuali che gestiscono la propria attività in quell’ambito: per il Circolo Nautico Stefano Gironi, per la Lega Navale Mauro Petraccini e Claudio Martinangeli,  per la Cooperativa Ormeggiatori Nicola Giulietti.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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