La gestione dei rifiuti secondo la lista civica Siamo Numana

Selva: “Colmare le lacune dell'Amministrazione e avviare progetti finalizzati alla riduzione della tariffa e alla salvaguardia dell'ambiente e del decoro urbano”

Numana, 2 maggio 2019 – «L’attuale gestione dei rifiuti a Numana danneggia l’ambiente, l’immagine del paese e soprattutto le tasche dei numanesi».

A sostenerlo è la lista civica Siamo Numana con il suo candidato sindaco Alessandro Selva. Tema da campagna elettorale, ovviamente, che porta Selva ad elencare una serie di progetti studiati dai suoi e finalizzati alla riduzione della tariffa e alla salvaguardia dell’ambiente e del decoro urbano. Parrebbe, infatti, che superati i problemi iniziali dell’introduzione della raccolta porta a porta, a Numana non si siano ottenuti i benefici dell’aumento della differenziata e della diminuzione dei costi e delle criticità,

«Le cause principali sono state indubbiamente l’istituzione delle isole di prossimità – dicono in Siamo Numana – prive di qualsiasi tipo di controllo e regolamentazione degli accessi, la mancanza pressoché assoluta di controlli e verifiche, l’assenza di sistemi incentivanti efficaci e la mancanza di una strategia specifica per gli appartamenti affittati per brevi periodi».

Siamo Numana sciorina inoltre una serie di cifre e percentuali dalle quali si evince che “la differenziata è passata dal 75% nel 2014 e nel 2015, al 71% nel 2016 (anno in cui sono state realizzate numerose isole di prossimità), per rimanere su valori intorno al 70% negli ultimi 2 anni.  A Numana ogni cittadino produce 1.651 kg di rifiuti, praticamente il triplo della media regionale che si attesta sui 522 kg (Sirolo è a 701 kg).

Numana – Alessandro Selva, consigliere d’opposizione e candidato sindaco della lista civica Siamo Numana

«Abbiamo stimato – dicono Selva & Candidati – che la maggiore quantità di rifiuti indifferenziati conferita in discarica negli ultimi 5 anni sia costata complessivamente oltre 250.000 euro, tutti pagati con la Tari da cittadini e operatori. Le tariffe, aumentate dall’Amministrazione, infatti sono variate tra l’11,4% e il 16,4% in più nel 2015 e nel 2016 i rincari sono stati tra il 2,13% e il 5,91%. Serve un’azione decisa per invertire la rotta presa dall’attuale Amministrazione che ha portato alla costante diminuzione della quota di differenziata e ha creato criticità al decoro urbano soprattutto con le isole di prossimità che sono diventate delle vere e proprie porcilaie».

Il progetto rifiuti di Siamo Numana

  • Mantenimento nel breve periodo del decoro delle isole di prossimità, per poi trasformarle in isole ad accesso controllato,  videosorvegliate. Saranno scelte tipologie di isole differenti in base al contesto urbano (es. compattatori o pergolati come a Sirolo.
  • Messa in atto di campagne di sensibilizzazione periodiche rivolte a cittadini, studenti, turisti e operatori socio-economici con una particolare attenzione agli operatori turistici. Con particolare attenzione agli appartamenti affittati ai turisti per brevi periodi.
  • Costante attività di monitoraggio per individuare le criticità e attivazione dei controlli già previsti dal regolamento, in stretta collaborazione con Ata Rifiuti. La sanzione resterà solo come ultima opzione nel caso in cui un cittadino o un operatore continui, dopo essere stato avvisato più volte, a non rispettare le regole.
  • Sostituzione e aumento nelle aree più frequentate dai pedoni del numero di cestini che avranno le aperture piccole in modo da impedire che ci vengano buttati anche i sacchi dell’indifferenziata.
  • Promozione di progetti sul riuso, cercando collaborazioni con la Caritas e con altre Associazioni di volontariato.
  • Nel medio periodo, promozione di progetti di economia circolare in particolare sulla filiera degli sfalci e dell’umido, cercando collaborazioni con il Parco del Conero, con l’Università, con le Associazioni agricole e ambientaliste e con gli operatori economici.
  • Messa in atto tutte le azioni preparatorie all’attivazione del servizio a tariffazione puntuale, sistema in cui ognuno paga esattamente per la quantità di rifiuti che produce e che dà i migliori risultati.

redazionale


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

© riproduzione riservata


link dell'articolo

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi