Festa dell’albero anche a Numana

Coinvolte le scuole primarie Elia e Rodari

Numana, 22 novembre 2019 – Con la presenza del sindaco Gianluigi Tombolini e del suo vice Gabriele Calducci, gli alunni e le insegnanti della scuola primaria Elia si sono radunati nel giardino della scuola per festeggiare insieme la festa dell’albero. Festa che ormai da alcuni anni è diventata nazionale e riconosciuta dalla legge n. 10 del 2013 con lo scopo di valorizzare la tutela del patrimonio arboreo e boschivo italiano.

Il sindaco di Numana Tombolini con insegnanti e allievi della scuola Elia per celebrare la festa dell’albero 

Crediamo nel valore di scegliere e piantare alberi di qualità perché possano fornire tutti quei benefici ambientali che sono ormai indispensabili per le città – ha dichiarato il sindaco – e insegnarlo ai bambini nelle scuole è certamente un valore aggiunto per la nostra società”.  

L’Amministrazione ha donato alla Scuola Elia alcune piante rampicati destinate a coprire il pergolato della scuola, mentre alla primaria Rodari di Marcelli ha regalato un albero di ciliegio.

Numana – la messa a dimora di una pianta da frutto ad opera degli alunni della scuola Elia

Gli alunni della primaria Elia, per l’occasione, hanno messo a dimora sette alberi da frutta  donati dall’Associazione Clorofilla grazie ad un  contributo della Bcc di Filottrano. L’associazione, presta attività di volontariato nella scuola con il progetto Orti-Amo che consiste, appunto, nella  realizzazione di un orto scolastico. Il progetto si concluderà  il 22 aprile con la “festa della terra” dove verranno raccolti i frutti prodotti durante l’anno.

“Con questo progetto vogliamo presentare ai bambini il ciclo del cibo e il lavoro necessario per produrlo – ha spiegato Marco dell’Associazione Clorofilla –  al fine di favorire la crescita di futuri adulti consapevoli, rispettosi dell’ambiente ed educati alla riduzione, al riciclo e al riuso dei materiali organici e non”. 

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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