Tag Costa Mare: “Sgomberiamo il campo dagli equivoci sull’AMP del Conero”

Luigi Silenzi: “Informazioni errate stanno deviando una corretta comprensione nella importante scelta a cui gli Enti sono chiamati per il gioiello del mare marchigiano”

Porto San Giorgio, 11 dicembre 2020 – Il “Tag Costa MareComitato Torri A Guardia della Costa e del Mare Adriatico“, raggruppa tutte le associazioni di protezione ambientale di maggiore rilevanza nazionale e regionale sui temi della salvaguardia degli ambienti marini (Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Marevivo, Marche Rifiuti Zero, Associazione Ornitologi Marchigiani, Slow Food, Società Operaia “G.Garibaldi”, WWF), ed ha un proprio Gruppo tecnico-scientifico in cui convergono esperti di varia estrazione disciplinare e che lavorano per la credibilità di quanto attuato e programmato dal Comitato.

Il portavoce del Comitato, Luigi Silenzi, torna sulla spinosa questione dell’Area Marina Protetta del Conero: «Per sgomberare il campo dalle informazioni parziali, se non false, circolate nei giorni scorsi. Anche in riscontro ad un comunicato di questo Comitato, vorremmo chiarire i seguenti punti»:

  1. Le Aree Marine Protette (AMP) non precludono la pesca nelle zone di tutela parziale, e queste in vari studi si sono mostrate efficaci per lincremento di biodiversità.
  2. Il “whale watching” è l’attività di osservazione dei cetacei che non solo sono presenti presso il Conero anche in aree marine prodige alla costa (si vedano vari video di avvistamento dei delfini sul web) ma è una attività di interesse e che può metter assieme anche altre le attività – già presenti a Numana della fondazione Cetacea inerenti le tartarughe marine.
  3. Le Zone di Tutela Biologica (ZTB) sono strumenti di regolamentazione non alternative ma complementari alle Aree Marine Protette, come già sottolineato in più occasioni dalla comunità scientifica e dal Prof. Roberto Danovaro, ecologo marino di fama internazionale e docente all’Università Politecnica delle Marche. Al contrario delle Aree Marine Protette che sono affidate in gestione ai Comuni (o al Parco regionale di cui i Sindaci sono responsabili delle nomine) come le altre 30 aree marine protette istituite in Italia, le Zone di Tutela Biologica sono definite dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, senza gestione.

L’importanza della scelta dell’Area Marina Protetta per il Conero è indubbia e limpida per tutti. Il concetto stesso di area protetta, comprende molteplici obiettivi di conservazione delle dinamiche e processi ecologici fra la componente “vivente” biotica e “non vivente” abiotica (e.g. geomorfologia).

L’effetto riserva (ER) è ad esempio uno di questi servizi e consiste nell’ aumento della densità e taglia delle specie bersaglio all’interno di una AMP in confronto ad aree di controllo in cui la pesca non è ben regolamentata. Avere un maggior numero di soggetti adulti, che sono invece proprio i trofei ricercati nella pesca subacquea, significa aumentare il numero di uova prodotte, e quindi di nuovi individui. A differenza della pesca amatoriale, la piccola pesca professionale, svolta in maniera artigianale, rappresenta una delle attività economiche di maggiore rilevanza per le comunità di borghi e cittadine costiere (incluso l’indotto che alimenta).

L’argomento del Sea-whatching, l’osservazione del mare, dei suoi fondali e delle specie presenti, che nelle AMP va per la maggiore con attività di snorkeling, immersioni in apnea e con auto-respiratore, con attività fotografiche e video, con escursioni in Kayak o SUP, etc. va approfondita.

Il termine in sé oramai ha assunto una valenza scientifica quanto socio economica ed è inteso anche nel senso più ampio di Sea-Watching, di osservazione cioè delle meraviglie del mare che vanno dal grande cetaceo al piccolo nudibranco che cammina su una rara pianta marina.

Un ragionamento a parte va fatto per le Zone di Tutela Biologica (ZTB) che si continuano a presentare come uno strumento alternativo all‘Area Marina Protetta. Affermazione quanto mai falsa. Sono due strumenti differenti che hanno scopi differenti e che, tra l’altro, potrebbero anche coesistere. Non a caso nell’AMP di Miramare la ZTB costituisce una zona di protezione esterna.

Le ZTB sono aree di mare aperto, di solito molto ampie (si vedano quella alle Barbare, di fronte Ancona, e quella enorme al centro dell’Adriatico della Fossa di Pomo), geograficamente definite e legislativamente regolamentate, istituite dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, per salvaguardare e ripopolare le risorse marine in relazione alla necessità di avere una costante presenza di prodotto per una migliore gestione economica della pesca.

Per le ZTB non è prevista alcuna forma di gestione locale. Non è prevista, infatti, alcuna politica di valorizzazione dei luoghi e tantomeno di salvaguardia naturalistica per motivi legati alla tutela della biodiversità. Conseguentemente le ZTB non hanno collegamenti con i settori del turismo e della fruizione del mare a fini diportistici. La ricerca scientifica che vi si svolge è finalizzata al miglioramento della produzione ittica e poche sono le opportunità di avere risorse, anche solo per ricerche scientifiche.

Nulla a che vedere quindi con l’istituzione di una AMP che, invece, a cura del Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare costituisce uno strumento di pianificazione e programmazione che investe la comunità tutta per migliorare lo sviluppo locale in termini di sostenibilità. Nulla vieta, comunque, se proprio ci si tiene tanto ad avere una ZTB che l’Area Marina Protetta ne possa avere una adiacente, ampia come si addice a questo tipo di strumento, che regoli l’attività di pesca dal bordo esterno dell‘AMP per 3 miglia verso il largo, in modo da creare una buffer zone, una zona cuscinetto per le attività di pesca industriale, quello che la legge quadro sulle aree protette n.394/1991 definisce Aree Contigue.

 

redazionale

© rirpoduzione riservata


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Notte di San Lorenzo, notte di sogni e di speranza

Con il naso all’insù per le stelle cadenti


Camerano, 10 agosto 2022 – Lo confesso, sono tante le notti di San Lorenzo che ho passato con il naso all’insù aspettando di veder cadere una stella. E confesso, anche, di aver espresso desideri nascosti a quella scia luminosa affidandogli, nel breve arco di tempo e di spazio del suo sfrecciare nel buio, la possibile realizzazione dei miei sogni. Credendoci, credendoci davvero, tanto era la voglia che mi portavo dentro di vederli concretizzati.

L’ho fatto sin da quando, bambino, ho appreso dell’esistenza di questo credo popolare. E lo faccio ancora oggi, nonostante la tarda età e la consapevolezza sia solo un credo popolare e niente di più. Crescendo, per molti anni ho abitato in un Comune il cui motto è: “Ad sidera tendit”, volgarmente tradotto “tendere alle stelle” proiettati verso l’alto. Qualcosa vorrà pur dire!

Ho affidato alle stelle cadenti il mio desiderio di riuscire ad acquistare per mio conto la prima motocicletta e correrci, e dopo un po’ il desiderio s’è avverato. Gli ho affidato quello di riuscire a pubblicare il mio primo romanzo e, tac! dopo un po’ l’ho pubblicato. Stessi affidi per un amore, per la nascita di un figlio, per realizzare il sogno di avere un giornale tutto mio. Tutti concretizzati.

Lo so. Lo so benissimo che con tutta probabilità quei sogni si sarebbero realizzati anche senza l’affido alle stelle cadenti, ma l’averlo fatto in tempi non sospetti ogni volta mi trasmetteva una speranza in più. Come se da lassù, nel profondo blu cobalto del cielo, una forza superiore potesse lavorare a mio favore: le stelle cadenti, e non un Dio, scelte forse a discapito del secondo perché non credente. Ma in fondo, in fondo, dove sta la differenza?

Credo di non essere l’unico essere umano ad averlo fatto. Credo, anzi, d’essere in buona compagnia. Gli individui, donne e uomini, nel proprio intimo più nascosto sanno di aver bisogno di una qualche entità capace di non farli sentire soli. Soli e disarmati di fronte alla quotidiana guerra contro il destino e le avversità. Contro le proprie debolezze.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…” ha scritto William Shakespeare ne: La Tempesta intorno al 1610, aggiungendo: “… e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.

E allora, che cosa c’è di meglio dell’affidare i nostri sogni, la nostra vita, ad una stella cadente nel breve spazio e tempo della sua traiettoria luminescente nella volta del cielo? Male non fa.

Questa notte, l’ennesima, starò con il naso all’insù nella speranza di vedere una scia luminosa. Ormai ho poco da affidargli, se non la speranza di continuare ancora per un po’ in buona salute. Per me e per i miei cari. Per il resto, quel che c’era da realizzare l’ho in parte realizzato e in parte no, sudando comunque parecchio. E non saprò mai se loro, le stelle cadenti, mi abbiano davvero dato una mano. Scientemente, non lo credo, ma mi piace pensare che me l’abbiano data. E spero dal profondo l’abbiano data anche a voi. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

© riproduzione riservata


link dell'articolo