Macerata e il suo territorio nel video di Vincenzo Travaglini

L’ascolano di Ripatransone racconta le bellezze delle Marche. Questo su Macerata è il suo terzo video autoprodotto

Ripatransone, 20 febbraio 2021 – Vincenzo Travaglini (15 maggio 1945) risiede a Ripatransone, un Comune in provincia di Ascoli Piceno che conta poco più di 4.100 anime. Corriere del Conero l’ha già presentato ai lettori in un articolo del 5 febbraio scorso (clicca qui per leggere).

Vincenzo Travaglini 

Travaglini, una vita dedicata alla musica, da un po’ di tempo si è dedicato anche alla produzione di video che realizza e produce da sé. Nel suo Progetto Marche, Vincenzo s’è impegnato nel raccontare in immagini le bellezze del territorio marchigiano. Sono video di estrema bellezza, pieni di fascino, musica e sentimento perché si avverte, guardandoli, quanto Travaglini sia legato ai territori che presenta e quanto ami la sua Regione.

In questa sua terza fatica che proponiamo oggi, il videomaker di Ripatransone presenta la provincia di Macerata e il suo territorio. Un video arricchito da fotografie scovate in rete, musica ad hoc e, addirittura, una citazione leopardiana che non guasta mai a proposito di Recanati.

Con un piccolo dramma nascosto fra le immagini. Un inciampo perdonabilissimo che può capitare a chiunque e che Travaglini, anziché nascondere, ammette candidamente. Al minuto 1,53 nel video viene presentato il panorama di Camerino ma la foto in realtà riproduce quello di Urbino.

«Ho commesso un errore imperdonabile – ha ammesso Vincenzo con chi glielo ha fatto notare – causato dal fatto che su quell’immagine c’era la didascalia “Camerino”, sono andato anche a ricontrollare ed è così. Durante il montaggio del video mi ero accorto che tante immagini sul web riportavano titoli devianti o addirittura sbagliati, e ci ho messo tanta attenzione, credetemi. Purtroppo, sono rimasto incastrato in una foto simbolo, mi dispiace».

Tranquillo Vincenzo, i grandi registi premi Oscar hanno commesso errori peggiori. Resta l’ottimo lavoro che permetterà ai tanti lettori, compresi quelli fuori regione, di toccare con mano quanto siano belle le Marche e, nello specifico, Macerata e la sua provincia dal mare alla montagna.

© riproduzione riservata 

 

 


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Democrazia pura, una pratica fuori moda

Da lunedì 24 gennaio il via all’elezione del Presidente della Repubblica


Camerano, 23 gennaio 2021 – Oggi è domenica 23 gennaio, giorno di festa e di riposo. Non per tutti, ovviamente, men che meno per i Deputati (630), i Senatori (315), i Rappresentanti delle Regioni (58 Grandi elettori)) e i Senatori a vita (6), convenuti a Roma per eleggere il prossimo Presidente della Repubblica. Un totale di 1.009 elettori che a partire dalle ore 15 di domani, lunedì 24 gennaio, daranno il via al primo scrutinio per trovare il sostituto del presidente Sergio Mattarella (foto) giunto a fine settennato.

E siccome i partiti politici non sono stati in grado di esprimere ufficialmente un proprio candidato – Silvio Berlusconi ha sciolto la riserva e ha detto no alla sua candidatura per il centrodestra – oggi che è domenica a Roma si lavora per decidere cosa fare domani in seno al Parlamento riunito per l’occasione in sede comune. Per la Regione Marche i tre rappresentanti designati a far parte dei Grandi elettori sono: Francesco Acquaroli (Fdi) presidente della Giunta regionale (scelto con 12 voti); Dino Latini (Udc) presidente del Consiglio regionale (9 voti); Maurizio Mangialardi (Pd) capogruppo in minoranza (8 voti).

Come funziona l’elezione del Presidente della Repubblica? Nei primi tre scrutini è richiesta la maggioranza di due terzi dell’assemblea, pari a 673 voti; dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta, pari a 505 voti. Da questi numeri si evince che nessuno schieramento politico a sinistra, a destra o al centro ha i numeri sufficienti ad eleggersi un proprio candidato. Almeno, non ai primi tre scrutini. Forse sarà possibile dal quarto, ma occorrerà comunque mettere in piedi accordi per arrivare ai 505 voti necessari. Ed è per questi accordi, per trovare una convergenza sul nome di un papabile che oggi a Roma 1.009 politici sono in fibrillazione.

Stiamo parlando della massima carica dello Stato, una figura irreprensibile, incorruttibile, garante dei partiti e delle istituzioni, in grado di rappresentare al meglio la nostra Costituzione e l’Italia intera dentro e fuori i confini nazionali. Il fatto che nessun partito sia stato in grado di fare un nome con simili caratteristiche la dice lunga su come sono messi. I partiti politici, ovviamente, mica gli italiani che, a mio avviso, di uomini con tali caratteristiche ne esprimono diversi e in svariati campi.

Al di là di tutte le menate e le manfrine partitiche la volontà di imporre un proprio uomo che possa pendere a loro favore, e avvantaggiarli nelle scelte future, è il vero motivo che ha indotto i singoli leader politici a non fare un nome in questa fase. Complicando non poco una elezione già complicata di per sé. Giochi di potere ormai stantii tutti italiani che non si ha il coraggio di cambiare.

Sarebbe tutto molto più semplice se riuscissimo a svecchiare anche questa elezione. Come? Magari, così. Ogni partito, o schieramento politico che sia, un mese prima dell’elezione presenta il suo candidato ufficiale. Parlamento e Grandi elettori si riuniscono e votano: chi riceve più voti, anche solo uno più di un altro, diventa Presidente della Repubblica. Facile, no? Ma questa sarebbe Democrazia pura, una pratica che oggi non coniuga quasi più nessuno.

© riproduzione riservata


link dell'articolo