Il Parco del Conero guarda al 2022 con entusiasmo

Daniele Silvetti: “Un Parco Regionale con una forte identità che parta dal Capoluogo”

Ancona, 27 dicembre 2021 – Sono passati dieci mesi dall’insediamento di Daniele Silvetti a presidente del Parco del Conero e dall’inizio del nuovo corso di un Ente Regionale che ha significativamente posto in equilibrio il rapporto conservazione/tutela ambientale con la valorizzazione delle attività produttive/promozionali del territorio.

Daniele Silvetti, presidente dell’Ente Parco del Conero

Presidente, è tempo di bilanci?

«I bilanci si fanno alla fine del mandato mentre noi abbiamo appena gettato le basi per il Parco del prossimo decennio. Il 2022 sarà un anno particolarmente importante, ricco di appuntamenti e con un grande obiettivo».

Grande obiettivo?

«Far sì che gli anconetani si riapproprino del “valore” Parco. Lo vivano, se ne sentano parte, ne condividano le opportunità ambientali e sappiano trarre le giuste risposte. I cittadini anconetani devono diventare i primi ambasciatori di un’area protetta tanto vasta quanto ricca per i suoi mille habitat, il patrimonio storico, per tradizione agricola oltre che per l’altissimo livello dell’offerta turistica. Pensiamo che non solo la baia di Portonovo ma anche il Passetto, le Grotte, la falesia fino a Pietralacroce siano parte integrante del Parco. Inoltre, c’è una progettualità mirata che coinvolge le frazioni di Ancona all’interno del Parco».

Vuole anticipare qualcosa?

«Intendiamo contribuire alla riqualificazione dei borghi disseminati in quel 50% di territorio che detiene il Comune di Ancona. È ferma intenzione dell’Ente Parco creare la “Casa del Parco”, magari recuperando proprio la scuola di Varano ormai chiusa da anni, utilizzandola come punto di raccordo per le guide, allestire aule didattiche con laboratori di ortobotanica e potenziare la politica dell’educazione ambientale facendo conoscere ai turisti le realtà naturali, storiche ed archeologiche che vi convivono. Sarà non solo un progetto rivolto alla frazione interessata ma anche uno snodo strategico che aiuterà gli anconetani ad avere un Parco più fruibile».

Perché finora l’amore tra Parco del Conero e anconetani non è ancora sbocciato?

«Non è proprio così. La popolazione che vive l’area protetta è particolarmente articolata e diffusa a secondo delle proprie attitudini ed interessi, ma ciò che ancora manca risiede nella scarsa o cattiva percezione di un Parco regionale che si materializza nel suo confine a nord della grotta azzurra e quindi praticamente nel cuore della città. Quello di comprendere il capoluogo di Regione nel proprio territorio è un primato che condividiamo con pochissimi».

Ancona – La presentazione del progetto ‘Archeopaesaggio del Conero’ 

Come pensa di riuscirci?

«Portando il Parco ad Ancona. Intendo dal punto di vista delle iniziative, della comunicazione e del baricentro politico istituzionale. Stiamo studiando alcune novità che coinvolgeranno dalla primavera all’estate fino all’autunno almeno tre generazioni di cittadini, compresi tutti i turisti che frequentano il territorio. Siamo al lavoro con le scuole di ogni ordine e grado per incentivare percorsi conoscitivi e di fruizione; con la Soprintendenza archeologica regionale e l’Università Politecnica delle Marche per tanti progetti di ricerca, tutela e valorizzazione come quello del progetto “Archeopaesaggio del Conero” di cui abbiamo recentemente presentato l’applicazione 3D per fruire del patrimonio archeologico. Siamo al lavoro con le quattro Amministrazioni comunali di Ancona, Numana, Sirolo e Camerano con le quali abbiamo stretto un cartello politico-amministrativo per intercettare risorse comunitarie che arriveranno nelle Marche e riprogettare servizi, strumenti e le modalità di accesso dell’intera area che oggi supera i seimila ettari. Percepisco una certa aspettativa da parte di molti osservatori e cercheremo di non tradire le attese».

Questo parco è per il 53% agricolo: per questo settore cosa bolle in pentola?

«Abbiamo approvato all’unanimità, in un recente consiglio direttivo, l’atto di indirizzo rivolto alla Regione di modificare la Legge del Piano del Parco laddove si vuole consentire all’agricoltura di sviluppare cubature funzionali per le proprie attività, in modo da poter partecipare ai bandi regionali del Programma di Sviluppo Rurale. Stiamo approfondendo la questione dal punto di vista tecnico con gli Uffici della Regione. Siamo fiduciosi. Il proficuo confronto poi con i Sindaci dei quattro Comuni interessati ci fa ben sperare, soprattutto per quelle imprese che vivono e lavorano all’interno dell’area protetta».

Il Parco è anche cronaca: lupi e cinghiali sono un pericolo reale?

«Una delle missioni più importanti del Parco è la tutela della biodiversità; tale tutela viene garantita anche con l’attuazione del piano di gestione dei cinghiali per la tutela delle specie autoctone, per la sicurezza della mobilità stradale e per la salvaguardia delle attività agricole. La presenza di alcune famiglie di lupi è tenuta sotto costante controllo. Ci tengo a rassicurare che osservando le norme e gli accorgimenti che abbiamo già più volte ricordato, la convivenza non solo è possibile ma è necessaria perché il lupo è un animale protetto che non può essere abbattuto e non costituisce pericolo per l’uomo. Abbiamo costantemente attivato percorsi di fototrappolamento, ne monitoriamo la diffusione. In sintesi, l’Ente Parco fa tutto quanto è nei suoi poteri oltre che doveri, per tenere sotto controllo il fenomeno. Siamo in un’area protetta, non dimentichiamolo». 

Se dovesse identificare con una parola il 2022, quale sceglierebbe per il Parco del Conero?

«Sceglierei sicuramente la parola opportunità. Ne intravedo tante. Intorno a noi c’è grande fermento. Molti imprenditori e stakeholder ci chiedono incontri e condivisione. Con la Regione Marche il canale di comunicazione è primario. L’assessore Aguzzi è già stato due volte in sede e lo aspettiamo per gennaio. Le associazioni di categoria sono attente e propositive e con i Sindaci dei Comuni c’è grande sintonia. Agli anconetani così come agli altri cittadini chiedo di seguirci, di starci vicini con le loro idee, le segnalazioni ed i contribuiti più spontanei per fare del Parco del Conero una realtà nazionale».

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primarie del centrosinistra ad Ancona

Lo scontro politico per scegliere il candidato sindaco è fra Ida Simonella e Carlo Maria Pesaresi


Camerano, 23 novembre 2022 – A solleticare questo paneburro&marmellata – ultimamente non è semplice trovare argomenti stimolanti – è stato un lungo post su Facebook di Ezio Gabrielli pubblicato qualche giorno fa e intitolato “Si torna a respirare!”. Consiglio di leggerlo. Argomento: le primarie del centrosinistra ad Ancona per scegliere il candidato sindaco alle Amministrative del 2023.

Due sono i candidati: Ida Simonella, appoggiata apertamente e senza tanti fronzoli dal sindaco uscente Valeria Mancinelli, e Carlo Maria Pesaresi. Quest’ultimo, nelle grazie di Ezio Gabrielli: lo ammette con forza nel suo post di cui, tra l’altro, condivido quasi in toto l’analisi.

Sono 17 i seggi scelti per le primarie sparsi in città, ai quali domenica 27 novembre potranno accedere dalle ore 8.00 alle 20.00 (tranne i seggi 9 e 12 aperti dalle 8.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 20.00), tutti gli anconetani dai 16 anni in su, previo un minimo contributo in denaro che pare essere volontario.

La feroce critica di Gabrielli al doppio mandato consumato dalla Mancinelli, la condivido. Non conosco personalmente lui, o i due candidati in lizza, o la Sindaca uscente, per cui posso dire la mia senza vincoli di sorta.

«L’impegno di Carlo Pesaresi di questi giorni ha imposto a tutto il centrosinistra, comprese le parti più recalcitranti e settarie, di rimettersi in moto rianimando un sistema linfatico di relazione che l’approccio Mancinelliano della delega in bianco – ed è questa la critica più feroce che deve essere rivolta a quel gruppo dirigente – aveva inaridito», scrive Gabrielli. E ancora: «Il centrosinistra ha realmente creduto che si potesse presidiare un territorio con l’idea dell’uomo/donna forte a cui delegare le scelte… e lo scorso settembre ci siamo, anche nella nostra città, ritrovati con un corpo rattrappito (incapace financo di fare una iniziativa elettorale con tutti i candidati alla Camera, Senato e Primarie), bloccato dall’anoressia di confronto e di idee e così, ritrovarci con una manciata di voti di distanza dal centrodestra».

«Abbiamo governato bene – continua Gabrielli – ma abbiamo manifestato limiti; nelle dinamiche complesse (esempio fra tutte la costruzione dell’azienda unica provinciale dei rifiuti, obbiettivo principale che era stato dato alla Mancinelli sette anni fa), la politica della delega e della semplificazione arrogante non ha funzionato; un tempo siamo stati un capoluogo di regione ma abbiamo perso, in favore di una visione “paesana”, la capacità di esercitare quel ruolo».

Su “abbiamo governato bene” caro Gabrielli, dissento. L’Ancona di oggi non è migliore di quella presa in mano dalla Mancinelli dieci anni fa. Ancona capoluogo di regione, oggi, è una bestemmia. Basta fare un giro a Fano, Pesaro Urbino, Civitanova o Ascoli per capire e toccare con mano quanta vita sociale ed economica in più ci sia in quelle realtà rispetto alla dorica. Invito i lettori ad esprimersi su questo concetto.

In ultimo, al di là delle manovre di partito e degli eventuali interessi in gioco, personalmente m’interessa poco chi sarà il candidato Sindaco di Ancona del centrosinistra. Che sia Simonella o che sia Pesaresi – dalle voci di corridoio, il vincitore delle primarie del centrosinistra si dovrà misurare con il candidato di centrodestra Daniele Silvetti, attuale presidente dell’Ente Parco del Conero, ma non c’è nulla di ufficiale – quel che davvero m’interessa, e credo sia così anche per la gran parte degli anconetani, è che il nuovo Sindaco di Ancona abbia le capacità necessarie, e la giusta visione, per riportare Ancona al centro della regione Marche sul piano politico, geografico, sociale, industriale, culturale e turistico. Un gran lavoro, non lo nego, ma è un lavoro che va fatto se Ancona vuole restare a pieno titolo capoluogo di regione.

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