Bicipolitana di Ancona, ecco il perché

Fiab Ancona Conero spiega le ragioni di un progetto già disegnato e reso possibile dalle nuove tecnologie

Ancona, 3 maggio 2021 – “Cosa abbiamo perso rispetto ai nostri avi? Semplice: la capacità di sognare! Stiamo vivendo nel bel mezzo di una rivoluzione epocale, forse non ce ne rendiamo conto ma la verità è questa. Il vecchio modello di mobilità dell’auto ha fallito ed è evidente. Le città più lungimiranti hanno innescato una rigenerazione urbana che mira a città più ecologiche e green ed è lì che dobbiamo puntare, lavorando affinché nei prossimi anni avvenga anche nella nostra meravigliosa città e in quelle limitrofe”.

Questa, in sostanza, l’introduzione del Fiab pensiero (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) che ha per finalità la diffusione della bicicletta come mezzo di trasporto intelligente ed ecologico, in un quadro di riqualificazione dell’ambiente urbano ed extraurbano

Tutti sappiamo come l’Italia sia indietro rispetto questi processi ma sicuramente, anche a seguito di questi stop forzati dal periodo di pandemia, i cittadini hanno riscoperto la bellezza di godere degli spazi aperti e del proprio territorio; tutto ciò sta incentivando l’uso della bicicletta in maniera importante da parte delle persone che di conseguenza chiedono sempre più infrastrutture leggere per la mobilità alternativa all’auto”.

Il legislatore è venuto incontro alle difficoltà delle Amministrazioni comunali con alcune modifiche al Codice della strada per favorire la sicurezza ciclabile e creare spazi di circolazione più “smart” dedicati alle biciclette .

Allora perché non sfruttare queste opportunità per realizzare la Bicipolitana di Ancona? – si domanda Fiab Ancona Conero – abbiamo già studiato una rete di percorsi che possano collegare i quartieri periferici (Pinocchio, Tavernelle, Grazie, Posatora, Brecce Bianche, Q2, Q3, Pietralacroce, etc) al centro e viceversa. Intanto, sicuramente, realizzare la ciclabile sul percorso già abbastanza fruibile dell’Antico Sentiero del Borghetto, collegando il quartiere di Torrette con l’ospedale Regionale e la sua Università di Medicina, donando la possibilità agli anconetani, e non solo, di godere di un bellissimo contesto naturalistico e paesaggistico e valorizzando un’area ferita ormai da 39 anni, dopo la grande frana di Ancona”.

Per Fiab Ancona Conero vanno ultimati gli espropri per iniziare il prima possibile la costruzione fondamentale della ciclovia del Conero che congiunge Vallemiano a Portonovo.

Abbiamo, a poca distanza, il modello vincente ciclabile di Pesaro – conclude Fiab – riconosciuta in tutta Italia come una delle città che ha saputo sviluppare una delle migliori reti di percorsi ciclabili. Si certo, Pesaro è pianeggiante e la morfologia del territorio è importante ma l’uso della bicicletta come mezzo di mobilità dolce ad Ancona è ormai alla portata di tutti. Le e-bikes permettono di fare spostamenti a tutte le età. È giusto permettere a tutte le persone che vogliono contribuire a tutelare l’ambiente scegliendo di lasciare l’auto a casa per andare a lavoro (bike to work), accompagnare i figli a scuola (bike to school), fare commissioni o la spesa, di poterlo fare”.

Proprio quest’anno Ancona è entrata a far parte di Comuni Ciclabili di Fiab ed ha ricevuto la rinomata Bandiera Gialla, un premio per il lavoro svolto fino ad oggi. “Ora è il momento di cambiare marcia e iniziare a progettare l’Ancona ciclabile del futuro, una visione che dovrà prendere le mosse dal redigendo PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) che speriamo possa essere ultimato a breve”.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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