Area Marina Protetta: il Comitato TAG Costa Mare scrive alla Regione

“È necessario che la proposta ministeriale sia accettata e promossa senza indugio. L’unica via per la salvaguardia ambientale passa per un riconoscimento ufficiale di una superficie di mare di fronte al Monte Conero”

Porto San Giorgio, 24 novembre 2020 – È arrivato alla fine il tanto temuto “out out” del Ministero in merito alla futura creazione dell’area marina protetta del Monte Conero; dopo anni di incontri, consultazioni, e tentennamenti, ora Roma chiede a tutti gli organismi interessati una risposta definitiva.

Le idee in merito non sono per nulla chiare ed univoche ed è palese l’ostracismo di alcune Amministrazioni comunali direttamente coinvolte, ed è per questo che il Comitato TAG Costa Mare (Porto San Giorgio), scrive al presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli e al Consiglio della Regione Marche.

I tre Sindaci chiamati ad esprimersi sull’area marina protetta del Monte Conero

Il TAG Costa Mare –“ Comitato Torri A Guardia della Costa e del Mare Adriatico“, che raggruppa tutte le associazioni di protezione ambientale di maggiore rilevanza nazionale e regionale sui temi della salvaguardia degli ambienti marini (Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Marevivo, Marche Rifiuti Zero, Associazione Ornitologi Marchigiani, Slow Food, Società Operaia “G.Garibaldi”, WWF), non ritiene che tale proposta di creazione della AMP del Conero possa andare persa.

«È necessario che tale proposta ministeriale sia accettata e promossa senza indugio – scrive il TAG Costa Mare – visto che l’unica via per la salvaguardia ambientale oramai passa per un riconoscimento ufficiale di una superficie di mare di fronte al Monte Conero sufficientemente ampia perché tutti possano ottenere un concreto quanto immediato beneficio.

È prassi consolidata quella in cui aree protette hanno visto elevarsi standard qualitativi a livello turistico, paesaggistico e produttivo. Dati riportati nel sito del Ministero dell’Ambiente e nelle pubblicazioni scientifiche più autorevoli, raccontano di incrementi di biomassa di pescato, e quindi di introiti per i pescatori, dovuti proprio alla maggiore tutela e controllo delle risorse ittiche, nonché miglioramenti dell’economia turistica legati alla differenziazione delle attività. Nelle aree marine protette, in tuta Italia, sono state istituite ulteriori attività di carattere economico in vari settori, si pensi ad esempio allo snorkeling naturalistico, al whale-watching, alla pesca turismo ed ittiturismo.

Tutte le AMP italiane hanno di fatto incrementato l’“appeal” turistico, laddove i numeri non facevano neanche immaginare o presagire benefici così alti – continua il Comitato – Nelle zone in cui sono state istituite, sono divenute una sorta di moltiplicatore socio economico decisamente importante. L’istituzione di una AMP non deve essere quindi vista ed intesa come un ostacolo alla crescita produttiva, bensì come un facilitatore di risorse.

È giusto quindi intraprendere una scelta di questo tipo, coraggiosa e sicuramente difficile, visti i tempi che corrono, ma è tempo di andare oltre, di studiare e programmare il futuro territoriale e gestionale di questo angolo di Adriatico così peculiare e naturalisticamente interessante. Nel rispetto degli indirizzi nazionali ed internazionali che da tempo attendono le decisioni degli Enti Locali.

Senza nulla togliere, tra l’altro ad altre proposte, l’AMP sarebbe un incentivo importante alla istituzione di altre forme di protezione, come le Zone di Tutela Biologica, declinate sotto altre forme e pensate, come strumento di tutela del prodotto ittico, per salvaguardare ampie porzioni di mare verso il largo e con differenti peculiarità ambientali.

Il Comitato TAG Costa Mare – in conclusione – invita tutte le parti interessate, economiche, politiche e sociali a non lasciarsi scivolare tra le mani questa opportunità, che ci dà la possibilità di ripensare al futuro prossimo del territorio e delle attività produttive che in esso vi vivono.

L’appello è, quindi, alla Regione ed ai Comuni interessati per una risposta positiva alle richieste del Ministero dell’Ambiente».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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