AnconAmbiente: a novembre raccolta differenziata al 60.5%

Una percentuale su dato mensile che non si toccava dal 2015. I cittadini rispondono in maniera positiva agli appelli dell’azienda. Gitto: “Siamo ancora lontani dal 65%, ma guardiamo al 2020 con fiducia”

Ancona 28 novembre 2019 – A distanza di 3 anni, ovvero da quando sono cambianti i parametri di calcolo della raccolta differenziata per direttiva del Ministero dell’Ambiente, ad Ancona la raccolta differenziata nel mese di novembre raggiunge la percentuale del 60.5%.

«Non è un punto di arrivo – ha rilevato Antonio Gitto, presidente di AnconAmbiente – ma di partenza, d’altronde, com’è noto, il limite imposto dalla legge è del 65%, siamo quindi ancora lontani. Tuttavia è palese che si scorgano i primi frutti di un’attività articolata di comunicazione, incontri sul territorio e con le scuole che ci hanno visto impegnati in questo 2019. A testimonianza di ciò voglio aggiungere altri due dati. La app Junker è stata scaricata dal 17% dei nuclei familiari che risiedono nei Comuni gestiti da AnconAmbiente (Ancona, Fabriano, Sassoferrato e Serra De’ Conti, ndr) ed è oggi pienamente operativa anche con il servizio di segnalazione del degrado urbano che trasforma i cittadini in ‘sentinelle’ della pulizia nelle proprie città».

Antonio Gitto, presidente di AnconAmbiente

«Anche la seconda edizione della campagna ‘Regaliamoci l’Ambiente’ fatta per la città di Ancona e conclusasi il 20 dicembre ha ottenuto ottime performance – ha continuato Gitto – con oltre 300 kit consegnati per il recupero e il riciclo della frazione organica, ovvero quella di origine prevalentemente alimentare. Sono tutti tasselli di un mosaico molto complesso, quello della raccolta e gestione dei rifiuti urbani, ma che sicuramente motiva tutta AnconAmbiente nell’affrontare un 2020 con il massimo dell’impegno».

Anche l’amministratore delegato di AnconAmbiente, Roberto Rubegni, si dice parzialmente soddisfatto del risultato mensile: «Abbiamo cambiato la decina e questo è un risultato confortante. Il dato del 60.5% si riferisce esclusivamente al mese di novembre 2019 e deve essere letto come un segnale incoraggiante che spinga tutta l’azienda a perseguire quelle che sono state le linee guida strategiche adottate in questo 2019 che si avvia alla conclusione».

Roberto Rubegni, amministratore delegato AnconAmbiente

«Allo stesso tempo la città risponde in maniera positiva alle nostre iniziative – ha concluso Rubegni –  siamo sulla strada giusta e il mio appello agli utenti è sempre quello di interagire, partecipare e relazionarsi con AnconAmbiente. Gli strumenti ci sono, l’azienda è pronta e disponibile, raggiungere la percentuale di legge fissata al 65% è un obiettivo alla nostra portata».

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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