Ancona – Al Mercato delle Erbe si parla di raccolta differenziata

Al via la terza fase della campagna informativa sulla raccolta dell’organico a cura del Comune di Ancona, Ata Rifiuti e AnconAmbiente

Ancona, 21 gennaio 2021 – Continua con la terza fase la campagna di comunicazione “Se potessi avere… +1.5Kg” di scarti organici in più a settimana a famiglia nel contenitore marrone invece che nel grigio, promossa da Comune di Ancona, ATA Rifiuti e AnconAmbiente, per incentivare la corretta raccolta differenziata dei rifiuti organici.

Questa mattina, all’ingresso del Mercato delle Erbe di Corso Mazzini dalle ore 9.00 alle 11.00 è stato posizionato un desk informativo nel quale i cittadini hanno potuto interagire al fine di poter chiarire dubbi sulla raccolta differenziata o raccogliere proposte atte al miglioramento del servizio rifiuti proprio dagli stessi utenti.

Per ogni incontro è stato donato un sacchetto di compost, il concime naturale che mantiene il terreno fertile e sano ricavato, come è noto, proprio dal recupero della frazione organica dei rifiuti. Il compost distribuito in questa occasione dai punti informativi è prodotto nell’impianto di Sogliano al Rubicone, dove vengono conferiti i rifiuti organici raccolti anche ad Ancona.

L’iniziativa sarà riproposta domani, venerdì 22 gennaio, sempre all’ingresso del Mercato delle Erbe di Corso Mazzini dalle ore 9.00 alle 11.00.

Ancona – L’assessore all’Ambiente, Michele Polenta

«La nostra azione di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini continua nonostante la difficile situazione che stiamo vivendo a causa della pandemia da Covid – ha dichiarato l’assessore all’Ambiente del Comune di Ancona Michele Polenta – e, appena le Marche passeranno dalla zona arancione a quella gialla, riprenderemo con vigore il lavoro iniziato con le frazioni di Ancona ripartendo da dove, purtroppo, ci siamo dovuti arrestare, ovvero dal Poggio e Massignano. Saranno queste due aree, infatti, che presto passeranno dalla raccolta di prossimità al porta a porta».

Sentire dal vivo l’opinione e i suggerimenti degli anconetani aiuterà a migliorare il servizio.

da sx: Antonio Gitto e Roberto Rubegni, rispettivamente presidente e amministratore delegato di AnconAmbiente

«Continuiamo nell’attività di sensibilizzazione da parte degli utenti da un lato e nel raccogliere utili suggerimenti dall’altro – ha dichiarato il presidente di AnconAmbiente Antonio Gitto – Tutto questo è in linea con la politica di ascolto che AnconAmbiente sta sviluppando atta a perfezionare i servizi che eroghiamo».

La campagna di comunicazione “Se potessi avere… +1.5Kg” ha portato dei buoni risultati, ha rimarcato Roberto Rubegni, amministratore delegato di AnconAmbiente: «è una delle azioni tattiche all’interno di una strategia ampia su cui stiamo lavorando in sinergia con Ata Rifiuti e Comune di Ancona».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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