Rifiuti e degrado: per Loreto Libera occorrono controlli e pulizia

Castagnani: “Dov'è il Comune? Già tutti impegnati a formare le prossime liste elettorali?”

Loreto, 1 settembre 2019 – ‘Cosa si può dire se aprendo il coperchio di un contenitore stradale dell’umido in una via centrale di Loreto ti esce fuori, oltre ad un olezzo terribile, un ratto enorme? Ed è solo uno dei tanti casi dei problemi del servizio raccolta rifiuti che si verificano sin dal 2016’.

Apre con questa nota la lista civica Loreto Libera. Per Cristina Castellani e Gianluca Castagnani il fatto che i cittadini continuino a doversi tenere in casa plastica, carta e indifferenziata aspettando il giorno del conferimento non ripaga del piccolo, ma così piccolo, risparmio economico (per chi lo ha avuto), e non ripaga nemmeno del disagio dei sacchetti gialli e blu pieni che stazionano in casa per giorni e giorni.

«Invece per strada i cassonetti dell’umido fanno pessima mostra di sé: non vengono lavati né disinfettati con la frequenza necessaria – insistono i due consiglieri – sono maleodoranti e per questo ‘abitati’ spesso da nuvole di insetti e anche dai ratti».

Loreto – Gianluca Castagnani e Cristina Castellani di Loreto Libera

Loreto Libera se la prende anche con alcuni cittadini e: «la loro crescente inciviltà, come quei cafoni che abbandonano gli oggetti più disparati ed ingombranti accanto a questi bidoni, pericolosi anche per i bambini che si trovano nei vicini parchetti».

Disatteso anche l’impegno dell’Amministrazione, come richiesto proprio dalla civica capeggiata dalla Castellani, di posizionare videocamere di controllo temporanee e mobili nei pressi dei posti più segnalati dai residenti. Un esempio su tutti, Via Trieste o anche Via Ariosto e non solo.

Per Castagnani: «Sono gli stessi cittadini loretani che si ingegnano e che, pieni di buona volontà, eradicano personalmente erbacce dai marciapiedi delle vie dove abitano, dal centro alla periferia di Loreto, per rendere almeno più dignitoso il proprio circondario. C’è chi addirittura compra e pianta arbusti per abbellire aree non private, poiché non si può più assistere a questa incuria. Dov’è il Comune? Già tutti impegnati a formare le prossime liste elettorali?»

Loreto Libera ricorda, ad esempio, che il Comune di Civitanova si sta impegnando su questo fronte utilizzando efficace videosorveglianza contro il degrado morale e materiale di certi “abbandonatori di rifiuti“. In altri Comuni limitrofi a Loreto, inoltre, la pulizia viene fatta con maggior frequenza. «Forse – concludono Castellani e Castagnani – la nostra Amministrazione cerca di economizzare chiedendo un servizio ridotto?»

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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