Processionaria – Castagnani richiede interventi urgenti sui nidi

"A rischio la salute di persone soprattutto anziane e di soggetti allergici oltre a quella degli animali domestici"

Loreto, 13 febbraio 2020 – Una richiesta di intervento rivolta agli organi comunali competenti quella del consigliere di Loreto Libera Gianluca Castagnani, per contrastare la discesa delle larve di Processionaria dagli alberi dove si riscontrano i nidi.

Loreto – Gianluca Castagnani di Loreto Libera

«Già diversi cittadini mi segnalano questo problema – esordisce Castagnani – e siamo al limite del periodo di intervento sui nidi. Consideriamo poi che il caldo anomalo di questo mese sta anticipando il momento della fuoriuscita delle larve da queste grandi ragnatele biancastre».

Va ricordato che la Processionaria nidifica sui rami di pino all’interno di sacche filiformi. Con le temperature primaverili le larve cadono a terra e i loro peli urticanti possono produrre problemi serissimi se vengono a contatto con persone allergiche o con difficoltà respiratorie. Una pericolosità non indifferente anche per gli animali domestici, al punto che esiste apposita legge per la loro distruzione.

Larve di processionaria

«Per questo ho scritto al Sindaco e agli assessori competenti affinché si attivino celermente per impostare gli adeguati interventi sul verde pubblico – prosegue Castagnani – e far rispettare le medesime precauzioni anche nei parchi privati. Dal momento che il taglio dei rami che ospitano i nidi riduce il fenomeno ma non lo abbatte completamente, si programmino già da ora anche interventi per la fine dell’estate con l’esecuzione di adeguati trattamenti, cosa che, a quanto risulta, lo scorso settembre non è avvenuta. Da qui, la virulenza di nidi che si riscontra in questi giorni».

 

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di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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