Lo dice l’Arpam: a Loreto la qualità dell’aria è ottima

Il monitoraggio è stato effettuato mediante un laboratorio mobile da febbraio a dicembre 2019

Loreto, 10 luglio 2020 – L’Amministrazione comunale di Loreto ha pubblicato integralmente i dati Arpam sulla qualità dell’aria nel Comune. La campagna straordinaria di monitoraggio è stata effettuata dal febbraio 2019 al dicembre dello stesso anno.

Per brevità, le conclusioni finali recitano: “tutti gli inquinanti monitorati durante la campagna sono stati inferiori ai valori limite normativi, ove previsti. Gli inquinanti non normati presentano valori comparabili o inferiori ai dati di letteratura o ad altri dati rilevati dalla rete di rilevamento della qualità dell’aria”.

Il laboratorio mobile (vedi riquadro nella foto) è stato posizionato in Via Carlo Urbani, Località Bellaluce/Montorso. La collocazione è stata individuata per la prossimità con l’area industriale di Via Brodolini e con l’impianto di lavorazione inerti della ditta Pavimental S.p.A. Nelle vicinanze del laboratorio mobile sono inoltre presenti la Strada Statale 16 Adriatica, l’autostrada A14 (il laboratorio si trova in prossimità del Casello Porto Recanati Loreto) e, a maggiore distanza, la Ferrovia Adriatica.

La normativa nazionale di riferimento per la valutazione della qualità dell’aria, D.lgs. 155/2010, non riporta per i composti organici volatili misurati alcun valore limite normativo di riferimento, con la sola eccezione del benzene, che è stato monitorato anche tramite rilevatore automatico, e che risulta ampiamente al di sotto del valore limite normativo di 5 µg/m3 come media annuale

Per vedere tutte le tabelle riferite ai risultati dei singoli componenti misurati e le varie conclusioni dell’Arpam, clicca qui.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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