L’incivile fenomeno dell’abbandono dei rifiuti lungo i bordi delle strade

L’ennesima denuncia arriva dall’assessore all’Ambiente Costantino Renato: “Nelle ultime settimane sono stati rinvenuti diversi abbandoni in vari punti del territorio comunale”

Camerano, 1 dicembre 2020 – Non accenna a diminuire su tutto il territorio cameranese l’incivile fenomeno dell’abbandono dei rifiuti lungo i cigli delle strade e in luoghi aperti poco frequentati. La denuncia, l’ennesima, arriva dall’assessore all’Ambiente e alla Polizia Locale Costantino Renato che fa un elenco degli abbandoni.

«In un primo sito adiacente la Direttissima del Conero – la disamina dell’assessore – sono stati ritrovati in gran quantità inerti provenienti da demolizioni edili, mobili e materiali provenienti da attività di svuota cantine, metalli, buste contenenti rifiuti domestici, scarti di vegetazione, rottami di automobili, vasche da bagno, copertoni, plastica, vetro, rottami di vario tipo».

Camerano – Rifiuti scaricati abusivamente lungo la Direttissima del Conero

Un sito, quello in questione, particolarmente attraente per gli scaricatori abusivi dal momento che nei mesi estivi appena trascorsi: «nello stesso tratto viario, erano stati abbandonati centinaia di pannelli in metallo, il trasgressore – ricorda Renato – nella fretta di svuotare il furgone aveva scaricato gran parte del materiale al centro della corsia stradale, bloccando di fatto il transito veicolare».

Sempre sulla Strada Provinciale 2 e in due vie adiacenti, continua l’elenco dell’assessore, sono stati rinvenuti altri abbandoni derivanti da demolizioni di lavori edili, oltre a mobili e rifiuti vari gettati direttamente in un torrente. Mentre in zone meno frequentate è emerso l’immancabile eternit, bombole del gas, decine di sacchi di bottiglie di birra e spumante, indumenti e taniche di plastica, bustoni pieni di rifiuti di qualsiasi genere come il cibo in scatola, lettiere per animali, bottiglie, lattine, suppellettili da cucina, pannolini e pannoloni, umido in decomposizione, plastica. Per quanto riguarda l’area urbana, vengono quotidianamente ritrovate buste che in gran parte si presume siano provenienti da cittadini poco avvezzi ad effettuare la raccolta differenziata.

Camerano – Costantino Renato, assessore all’Ambiente e alla Polizia Locale

«Non c’è un profilo preciso dell’abbandonatore seriale e/o occasionale – spiega l’Assessore, che nell’elenco pubblicato accomuna un po’ tutti – è possibile trovarsi di fronte a casalinghe, giovani festerecci, professionisti, utenze non iscritte a ruolo, anziani che fanno ancora finta di non sapere come differenziare, l’impiegato o l’operaio che va la mattina al lavoro. Nei casi di abbandoni di buste in area urbana, normalmente ci troviamo di fronte a cittadini italiani, cameranesi e non, mentre i casi di abbandono con quantità importanti di rifiuti (piccole discariche) sembrerebbero essere effettuati prevalentemente da persone di origine straniera che svolgono attività di svuota cantine o imprese edili che non operano nel territorio comunale».

In tutti i siti interessati dagli abbandoni sono stati effettuati sopralluoghi specifici e a seconda del contesto è stato dato mandato per il ritiro dei materiali abbandonati. In alcuni casi, si spiega nella nota,  è stata emanata la sanzione amministrativa o l’addebito per i costi di recupero.

«Per quanto riguarda la Direttissima del Conero è stata allertata la Provincia, ente competente del tratto stradale e sono in corso accertamenti da parte dei Carabinieri. Si tiene a precisare che siamo a conoscenza di tutti i casi presenti sul territorio – conclude l’assessore – e che eventuali ritardi sul recupero sono dovuti a situazioni logistico/tecniche o burocratiche».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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