Camerano: più controlli sui rifiuti prodotti dagli uffici comunali

L’assessorato competente striglia i dipendenti del Palazzo che, se in difetto, smaltiranno personalmente l’immondizia

Camerano – Chi non conosce il detto: “predica bene ma razzola male”? Che sta a significare che spesso c’è chi fa credere di essere virtuoso, o lavora per applicare le leggi per rendere virtuosi i cittadini, ma poi nel concreto è il primo a non esserlo.

Un vezzo che appartiene un po’ a tutti, nessuno escluso. Per questo è degna di nota l’iniziativa messa in atto dall’assessorato ai rifiuti del Comune di Camerano che nelle scorse settimane ha effettuato, a più riprese, un controllo dei rifiuti prodotti dagli uffici comunali.

La sede del Municipio di Camerano

Dalla verifica è emerso che la maggior parte degli uffici effettua correttamente la divisione, anche se in alcuni cestini è stato trovato materiale riciclabile, per lo più carta e umido.

A verifica effettuata, è stato comunicato formalmente a tutti i dipendenti, responsabili, collaboratori e amministratori meno virtuosi di attenersi alle regole di raccolta; e alla ditta che effettua il servizio di pulizia di non svuotare i cestini se ritengono che il materiale al loro interno non sia conforme. Eventualità che obbligherebbe il dipendente a provvedere di persona allo svuotamento, dividendo i rifiuti prima dello smaltimento nei bidoni a piano terra.

L’assessore all’ambiente di Camerano, Costantino Renato

«Negli scorsi anni si è cercato di portare avanti iniziative di riduzione sull’utilizzo della carta sostituendo le stampanti collegate a singoli PC con macchine multifunzioni di tipo dipartimentale – spiega l’assessore Costantino Renato – si è obbligato i dipendenti alla visualizzazione a video dei protocolli assegnati che prima venivano fotocopiati per ogni ufficio, si è incentivato l’uso della Pec (posta elettronica certificata, ndr) ed e-mail per le comunicazioni – anticipando l’obbligo di legge – e si sta lavorando per capire se è possibile informatizzare tutte le procedure e migliorare i servizi di e-government».

La digitalizzazione dei prossimi anni porterà sicuramente ad un ulteriore riduzione dei rifiuti prodotti dal Palazzo comunale, ma nel frattempo c’è bisogno di mettere in atto la più semplice delle regole: che la carta sia conferita nell’apposito bidone bianco e la plastica nel bidone giallo, evitando di mischiare tutto nel bidone nero dell’indifferenziata.


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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