Avviati i lavori del nuovo parco in zona Cupetta

Un'area verde attrezzata di 3.600 mq. per un costo di circa 174mila euro

Camerano, 11 maggio – Sono partiti i lavori per la realizzazione del nuovo parco in zona “Cupetta“. L’area verde si estenderà su una superficie di 3.600 mq, all’interno del trilatero Via Papa Giovanni XXIII, Via Scandalli e Via Pertini.

L’area sarà dotata di una zona giochi volta a favorire l’apprendimento motorio, di un percorso di collegamento pedonale interno tra le varie aree di sosta, idoneo alla fruizione del parco da parte di soggetti con ridotta capacità motoria e, infine, di un percorso di collegamento a margine.

Il progetto prevede anche la creazione di un parcheggio a monte del parco e di un “belvedere” sulle colline marchigiane. Verrà anche sistemata la strada in ghiaia esistente che costeggia il parco, implementato il verde (nei periodi idonei) attraverso nuove piantumazioni e realizzato l’impianto di illuminazione.

Il costo totale del progetto è di circa 174mila euro. In origine, la costruzione del nuovo parco che non ha ancora un nome – attualmente prende quello della zona in cui sorgerà – doveva essere a carico della Cooperativa che aveva costruito le abitazioni limitrofe, ma un fallimento con conseguente contenzioso aveva bloccato il progetto. Oggi, incassate le fidejussioni, il Comune ha potuto dargli seguito a distanza di circa sette anni.

Accantonato invece il progetto della costruzione di una bretella di collegamento fra Via Pertini e Via Scandalli, che dovrebbe realizzarsi a pochi metri dal nuovo parco Cupetta. Accantonato ma non abbandonato, fanno sapere dal Comune. Si farà, ma per il momento è stato messo in coda a progetti più urgenti come la ristrutturazione delle scuole e la messa in sicurezza del campo di calcio.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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