“Acer Negundo” del giardino Mancinforte fra gli alberi monumentali d’Italia

Cresce in uno dei luoghi più cari ai cameranesi

Anche Camerano è citato nel primo elenco degli alberi monumentali d’Italia approvato con decreto del Capo Dipartimento delle politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale (prot. n. 5450 del 19.12.2017, Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali).

l’Acer Negundo durante la fase della raccolta dati

Tale lista, che ha come obiettivo primario quello di censire e determinare formazioni vegetali di eccezionale valore presenti nel territorio nazionale, ha visto la chiusura dell’iter amministrativo (iniziato nel 2015) di iscrizione dell’Acer Negundo presente all’interno del Giardino Mancinforte.

L’area e l’albero in questione sono elementi molto cari ai cameranesi e ancor più caro è il ricordo della marchesa Fausta Mancinforte che per decenni ha curato ed amato il giardino.

L’Acer Negundo, alto 11 metri e con una circonferenza di 3, nell’ambito del contesto di tutto il giardino è stato ritenuto di particolare interesse storico-culturale in quanto tutta l’area viene considerata dalle tradizioni locali un preciso riferimento di eventi e memorie.

Camerano – lo splendido contesto del giardino Mancinforte dove dimora l’Acer Negundo

L’iniziativa ha come fine quello di creare un importante patrimonio conoscitivo su cui fondare iniziative e attività pluridisciplinari che spaziano dalla conservazione storico naturalistica, all’analisi dendrocronologica, dalla promozione turistica all’approfondimento storiografico, all’attività didattica fino allo studio della cultura materiale della società locale.

Gli alberi, da sempre, non sono solo portatori di valori intrinsechi ma raccontano tutto ciò che su di essi è stato proiettato. Sono un gancio a cui appendere la memoria e nello stesso tempo base solida su cui progettare il futuro.
a cura assessorato Ambiente del Comune


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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