Osimo: presentato un nuovo modo di relazionarsi e abitare la casa

Il Welfare di Comunità si rivolge a persone anziane, giovani, famiglie, single, genitori soli e separati che riconosco nella coabitazione l’opportunità di migliorare la loro qualità di vita.

Sportello Abitare solidale – aperto su appuntamento il martedì (17.30 – 18.30) e il giovedì (10.00 – 12.00)

Numero cellulare: 340 7805445 (dal lunedì al venerdì 9.00 – 12.00 e 16.30 – 18.30; sabato 9.30 – 11.30)

Mail: Abitaresolidale.osimo@gmail.com

Segreteria Auser: tel. 071.9010614 (dal lunedì al venerdì ore 9.00 – 12.00)

Pagina Facebook Abitare Solidale Marche

Osimo – Quelli sopra sono gli elementi da tenere in evidenza dopo l’incontro che il Teatrino Campana ha ospitato questa mattina: ‘Welfare di Comunità: un nuovo modo solidale di vivere le relazioni e abitare la casa’. Incontro durante il quale è stato presentato un progetto innovativo e unico nella nostra Regione: ‘Abitare Solidale nelle Marche’, promosso dall’Associazione Auser Marche e sostenuto da UniCredit Foundation, nell’ambito del bando UniCredit Carta Etica.

 Abitare Solidale nelle Marche, che nasce dall’esperienza ormai ben avviata di Auser Abitare Solidale Firenze, ha come obiettivo quello di favorire l’incontro di risorse e di bisogni complementari, mettendo in contatto individui con necessità diverse ma conciliabili, che possano coabitare aiutandosi a vicenda, rispettando le reciproche esigenze e abitudini, condividendo risorse e abilità e collaborando in modo responsabile nella quotidianità, assumendosi cioè oneri precisi e traendone altrettanti vantaggi.

Il sindaco di Osimo, Simone Pugnaloni.

All’incontro hanno partecipato il sindaco di Osimo, Simone Pugnaloni, che ha dato il benvenuto della città agli ospiti e al pubblico presente in sala, Manuela Carloni, appassionata presidentessa Auser Marche, Gabriele Danesi responsabile nazionale Auser Abitare Solidale, Giuseppe Ambrosio, per UniCredit Foundation, Matteo Biscarini, ex presidente Auser e oggi presidente dell’Istituto Campana, Daniele Bernardini, assessore ai servizi sociali del Comune di Osimo, che come medico e assessore ha avvertito la necessità di dare il sostegno del Comune al progetto, Emma Capogrossi, l’assessore ai servizi sociali del Comune di Ancona, già attivo nell’Abitare Solidale, Silvia Giuliani, coordinatrice infaticabile del progetto Abitare Solidale nelle Marche, Giovanni Santarelli, dirigente servizio politiche sociali regione Marche, che ha chiamato in causa la necessità di una rivoluzione culturale per capire e accettare la coabitazione solidale, e Marco Di Luccio, presidenza nazionale Auser.

La mattinata ha preso il via con la performance di quattro ballerini Dopo la suggestione iniziale, il via agli interventi degli ospiti. Fra gli altri, Gabriele Danesi ha parlato delle origini e della filosofia di Abitare Solidale, dello studio delle vulnerabilità sociali e in particolare abitative, che hanno dato il là all’idea della ‘buona casa’ e dell’Abitare Solidale, mentre durante la successiva tavola rotonda sono stati messi in rilievo i vantaggi della Coabitazione Solidale e come questa non sia riservata soltanto a persone anziane, ma anche a giovani, famiglie, single, genitori soli, separati che riconosco nella coabitazione l’opportunità di migliorare la loro qualità di vita.

Ma non è finita qui. La promozione di una cultura solidale, infatti, non si ferma alle sole esperienze di coabitazioni private, ma va oltre, con servizi più strutturati, come i condomini solidali, primo tra i quali nelle Marche quello di Santa Palazia ad Osimo, visitato a fine mattinata dai partecipanti al convegno.

Ristrutturato e dotato di ascensore, il vecchio palazzo, al terzo piano, avrà a disposizione per la coabitazione condominiale un’area di circa 400 mq, diviso in dieci unità che potranno ospitare le varie persone che abiteranno il condominio.

Oltre alle dieci unità singole, ci saranno poi spazi comuni: una grande cucina con refettorio; un salotto con biblioteca, un altro spazio comune per guardare la televisione, una lavanderia, un bagno di servizio comune e altri bagni nelle varie unità.

Al secondo piano, il punto di riferimento di tutta l’operazione, lo Sportello Abitare Solidale, dove chiunque voglia può chiedere informazioni o candidarsi per una Coabitazione Solidale.

 

di Donato Andreucci


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

So this is Xmas (unfortunately…) caro John

Quest’anno, nonostante le tradizioni, sarà un Natale diverso


2 dicembre 2020So this is Xmas/ And what have you done/Another year over/And a new one just begun… (Così questo è il Natale/E cosa hai fatto?/Un altro anno è passato/Ed uno nuovo è appena iniziato…)

Da anni ormai, puntualmente ogni anno, all’avvicinarsi del Natale e delle sue, almeno per me, infingarde e melanconiche atmosfere che l’accompagna, questa celeberrima canzone di John Lennon torna a ronzare insistente nella testa. Quasi un j’accuse verso consapevolezze regolarmente ignorate (Così questo è il Natale..); verso quel senso di colpa che saltella qua e là fra le note, che ti porta a pensare: “cavolo, certo che potevo fare di più!” (E cosa hai fatto?)

Non esiste nulla al mondo che possa in qualche modo avvicinarsi al Natale. Pasqua, Capodanno, Ferragosto… non c’è confronto. Neppure la parvenza d’una improbabile competizione. Natale è Natale, punto! Sarà il presepe e l’albero addobbato, saranno le luminarie, sarà quell’odore persistente di neve che respiri nell’aria anche quando la neve non c’è, sarà la messa di mezzanotte anche se a messa poi non ci vai, o il cenone in famiglia, i pacchi regalo che fanno luccicare gli occhi dei bimbi, o il mercante in fiera e la tombola con amici e parenti, il panettone e i mandarini… ognuno si prenda il ricordo, il sapore, l’atmosfera che vuole, tanto è gratis.

So this is Xmas (war is over)… ronza Lennon nella testa. Chissà se anche lui a Natale mangiava panettone e mandarini… se non l’ha fatto s’è perso parecchio. Però, caro John, quest’anno non è vero che la guerra è finita. Non è finita quella che intendevi tu e, per giunta, ne è arrivata un’altra così micidiale, infingarda, restrittiva a livello mondiale che neppure ti potevi lontanamente immaginare.

È una guerraccia, John, perché il nemico è invisibile e non puoi sparare a qualcosa se non lo vedi. E siccome è invisibile c’è gente che neppure ci crede d’essere in guerra, d’avere un nemico. Anche se le cataste dei morti sono altissime un po’ dappertutto: in America come in Giappone. Indistintamente dal colore della pelle, John, altro che i fratelli rossi, gialli, bianchi e neri che tu auspicavi in pace. Oggi, quei fratelli sono accomunati da un identico destino cinico e baro.

Quest’anno, lasciamelo dire, per la prima volta nella vita il Natale sarà un’altra cosa per quanto il mondo si sforzi per far sì che sia ancora quello di sempre. Quest’anno sarà diverso, costretto, dismesso, limitato. Costellato da una punta d’angoscia, quella brutta brutta però, che ti fa sentire impotente e piccolo piccolo, senza armi, piani o strumenti necessari a gestire il futuro.

Così questo è il Natale/E cosa hai fatto? Ti rispondo, John: ho vissuto. Semplicemente. E come me, miliardi di esseri umani. Ma quest’anno sarà un Natale diverso… War is over, if you want it/War is over now/Happy Xmas. Lo vorrei con tutto me stesso, John, non sai quanto; ma non è vero che la guerra è finita. Felice Natale anche a te. Quest’anno, per me, lo sarà un po’ meno.

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