Inaugurato il Condominio Solidale Santa Palazia

Alla presenza di ospiti, volontari, autorità e il Concerto di Marco Santini al Teatrino Campana

Osimo, 6 dicembre 2018 – Con l’inaugurazione alla presenza di ospiti, volontari, autorità e il Concerto di Marco Santini al Teatrino Campana, nel pomeriggio è stato ufficialmente presentato alla cittadinanza di Osimo il Condominio Solidale Santa Palazia, una residenza condivisa, che permette di coniugare la vita sociale e comunitaria con la propria riservatezza e i propri ritmi di vita.

Osimo – Marco Santini al Teatrino Campana

Nato da un progetto ideato da Auser Abitare Solidale, la struttura inaugurata oggi è la prima forma di co-residenza solidale  realizzata nelle Marche, in convenzione con i Comuni dell’Ambito Sociale XIII.

Nel Progetto, che ha l’obiettivo di garantire sul territorio forme di accoglienza secondo i principi innovativi dell’housing sociale, e di dare una risposta alla vulnerabilità abitativa, è coinvolta una rete di associazioni Partners: Auser Osimo, Avulss, Il Campanile, Qui ed Ora, la Caritas, Donne e Giustizia, la Coop la Gemma, Il G. Buttari, L’ Istituto Campana per l’educazione permanente, Lega SPI-CGIL di Osimo, CNA  con la collaborazione di Unicredit Foundation e della Fondazione Cariverona,

Osimo – Il taglio del nastro all’inaugurazione del Condominio solidale Santa Palazia

La struttura oggi può accogliere un numero complessivo di sedici persone, tra singoli e famiglie. Accanto a stanze ad uso privato, il Condominio solidale Santa Palazia dispone di spazi comuni, un salottino, una sala da pranzo, una cucina, per facilitare momenti di socializzazione e di vita comune.

L’inserimento degli ospiti avviene dopo la segnalazione dei Servizi Sociali e la valutazione dell’equipe di Abitare solidale, uno staff composto da psicologo, counselor, educatori, operatori volontari formati. Può ospitare donne sole con figli, giovani con disagio lavorativo, vittime di violenza di genere, madri o padri separati in una situazione di emergenza abitativa, piccoli nuclei Ma familiari, anziani, per un periodo compreso tra i 6 e 12 mesi,  eventualmente prorogabili, mentre per le persone anziane è prevista una permanenza più lunga.

Ma il progetto Abitare Solidale è ancora di più, è una realtà aperta al territorio con molteplici iniziative rivolte a tutta la cittadinanza – dai laboratori a sostegno della genitorialità, gruppi di supporto per donne, ai laboratori del riuso ed altre iniziative portate avanti in collaborazione con le associazioni partner. E soprattutto con le coabitazioni solidali, nuove forme di abitare condiviso e collaborativo in alloggi privati, di proprietà per lo più di anziani soli, in cui due o più persone possono trovare risposte a fragilità diverse, riscoprendo la dimensione arricchente delle relazioni, del contatto umano, di rapporti solidaristici di mutuo aiuto.

Per info: sportello Abitare solidale – 340 7805445; abitaresolidale.osimo@gmail.com

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

a cura di Paolo Fileni
Pane Burro & Marmellata

 

IO STO COI PASTORI SARDI!

22 febbraio 2019 – Produrre un litro di latte ovino costa più di 0,60 euro. Le industrie casearie che comprano il latte dai pastori sardi – ma pure da quelli laziali, calabresi e siciliani – per trasformarlo in formaggio, lo pagano 0,60 euro al litro: meno di quanto costa produrlo. Ha senso? No. Così, non c’è da stupirsi se una mattina Gavino, Efisio e compagni decidono di prendere il loro latte ovino appena munto e di gettarlo per strada. Una protesta forte, disperata, perché venderlo a quella miseria di prezzo non gli conviene più.

Per un pastore, gettare a terra il latte prodotto dalle sue capre è come tagliarsi le vene e lasciarsi morire dissanguato. Un gesto estremo, un atto di guerra vero e proprio nei confronti dei cartelli industriali – sordi, avidi e menefreghisti – che pensano soltanto al proprio profitto e non guardano in faccia nessuno. Un cartello strafottente, per giunta, perché decide di non presentarsi neppure al tavolo della mediazione messo in piedi dal Governo per conciliare un nuovo prezzo con i pastori.

Un cartello oltretutto scorretto, perché quando resta privo del latte ovino sardo – necessario alla produzione del pecorino romano made in Italy – il latte se lo va a prendere in Romania. Fuori da un protocollo che per poter apporre la scritta “made in Italy” sull’etichetta del formaggio, prevede tassativamente il latte sardo.

Per tutto questo, e qualcosa d’altro, io sto con i pastori sardi. E sono disposto a pagare qualche euro al chilo in più il pecorino romano, se questo serve a non far morire la pastorizia. Alla peggio, se non me lo posso permettere, ne mangerò meno. E lo gusterò con maggior piacere.

Oggi, purtroppo, in Italia va così. Ma va così anche in Olanda, Inghilterra, Germania… Tanto da domandarsi se davvero vale la pena aver fatto quest’Europa Unita, e aver aperto le frontiere al mercato globale. Perché il problema del latte ovino dei pastori sardi, è lo stesso problema dei produttori di arance e clementine, di pomidoro, di olive, di uva e mele che, per raccogliere i loro prodotti, sono costretti ad utilizzare il caporalato e rendere letteralmente schiavi i raccoglitori: extracomunitari pagati 25 euro al giorno per dodici ore di lavoro.

Pensiamoci, noi consumatori, quando mettiamo in tavola il cesto della frutta o grattugiamo estasiati il pecorino romano su un piatto di amatriciana. Dietro questi prodotti ormai alla portata di tutti, c’è un cartello industriale o della grande distribuzione che per profitti enormi ce li mette a disposizione affamando e schiavizzando il primo anello della filiera alimentare: il produttore.

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