Falconara M. – All’Avulss di Via Rosselli un centro d’ascolto telefonico

Attivo da lunedì 16 agosto. I volontari a disposizione dei cittadini per dare conforto, ascoltare e condividere

Falconara Marittima, 12 agosto 2021 – “Distanziati ma vicini” è il titolo del progetto che prenderà il via la prossima settimana a Falconara Marittima in collaborazione con l’Asur.

L’Associazione Avulss, organizzazione iscritta ai registri regionali del volontariato, si è fatta promotrice presso l’Area Vasta 2 di una iniziativa in favore dei cittadini, in questo particolare momento pandemico, chiedendo la collaborazione dell’Asur AV2 di Via Rosselli 11 (dove ha sede la segreteria dell’associazione stessa), con l’installazione di una linea telefonica per la realizzazione di un Centro di Ascolto.

Falconara – I volontari Avulss del nuovo centro d’ascolto telefonico

Da lunedì 16 agosto, i cittadini di Falconara potranno dunque rivolgersi al numero 071 917 86 90 per il progetto Avulss di ascolto telefonico, iniziativa che ha lo scopo di dare alla persona che chiama o che viene chiamata la possibilità di esprimere il proprio disagio e/o le proprie esigenze.

Il volontario di turno ascolterà con disponibilità e attenzione la persona desiderosa di ricevere condivisione, conforto, ascolto. Obiettivo dichiarato del progetto è quello di manifestare solidarietà non più chiaramente nei termini della prossimità fisica a causa del distanziamento sociale per il Covid 19, ma comunque nei termini di una relazione via cavo, un contatto organizzato e continuativo per far sentire la propria presenza e vicinanza grazie alla voce degli operatori, pronta ad ascoltare e aiutare tutti coloro che vi si rivolgeranno.

Il progetto si avvarrà della collaborazione di volontari che si avvicenderanno al telefono tutti i giorni dal lunedì al venerdì presso la Sede Avulss del Poliambulatorio Asur di Via Rosselli  nelle fasce orarie dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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