Ancona – Il Fiabaday ha portato tanti disabili in mare aperto

A bordo di un rimorchiatore per dimostrare che tutto è possibile a tutti

Ancona, 9 ottobre 2018 – Si è svolto questa mattina presso il porto di Ancona il Fiabaday, la giornata mondiale per l’abbattimento delle barriere architettoniche organizzato dal Fiaba (Fondo Italiano abbattimento barriere architettoniche). Una giornata di sensibilizzazione sul tema delle barriere architettoniche e sulla dimostrazione concreta che se si vuole tutto è possibile a tutti.

Decine di persone portatori di disabilità fisiche o psichiche hanno avuto modo di  visitare il porto storico di Ancona, salire a bordo della nave traghetto  M/V Olympic Champion e uscire in mare a bordo del rimorchiatore della società  Co.Rim.A .

Marzia Malaigia

«Un’esperienza emozionante per chi è disabile ma anche per noi – ha commentato il consigliere regionale Lega Marche Marzia Malaigiache dimostra quanto vi sia bisogno di un cambio di mentalità, di promuovere una cultura che vada oltre i limiti attuali, abbattendo ogni barriera fisica e mentale, per favorire la creazione di una società pienamente inclusiva e in cui a tutti siano garantite pari opportunità, nel rispetto della diversità umana».

La nave traghetto Olympic Champion è perfettamente in linea con la politica del Fiaba, attrezzata secondo tutti i più moderni standard per accogliere al meglio passeggeri disabili o a mobilità ridotta.

«A bordo del traghetto – ha continuato la Malaigia – ho anche pensato che attualmente sia più semplice per un disabile accedere ad una nave ed approcciarsi con il mare piuttosto che raggiungere un ufficio o un servizio sanitario  muovendosi in terra ferma nelle nostre città!»

Tutto ciò è stato possibile grazie all’Autorità Portuale di Ancona, alla Guardia Costiera e alla Capitaneria di Porto che insieme hanno accolto il messaggero Fiaba Domenico Ronchi, i visitatori con disabilità e i loro accompagnatori.

Colpita dalle parole dell’Ammiraglio, che ha sottolineato come sia importante un impegno quotidiano e  costante al superamento dei limiti strutturali, la Malaigia ha concluso: «Auspico che questo monito arrivi in tutte le sedi istituzionali affinché il superamento delle barriere architettoniche non rimanga solo un obbligo di legge ma una dimostrazione concreta di civiltà in tutto il nostro Paese».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

a cura di Paolo Fileni
Pane Burro & Marmellata

 

IO STO COI PASTORI SARDI!

22 febbraio 2019 – Produrre un litro di latte ovino costa più di 0,60 euro. Le industrie casearie che comprano il latte dai pastori sardi – ma pure da quelli laziali, calabresi e siciliani – per trasformarlo in formaggio, lo pagano 0,60 euro al litro: meno di quanto costa produrlo. Ha senso? No. Così, non c’è da stupirsi se una mattina Gavino, Efisio e compagni decidono di prendere il loro latte ovino appena munto e di gettarlo per strada. Una protesta forte, disperata, perché venderlo a quella miseria di prezzo non gli conviene più.

Per un pastore, gettare a terra il latte prodotto dalle sue capre è come tagliarsi le vene e lasciarsi morire dissanguato. Un gesto estremo, un atto di guerra vero e proprio nei confronti dei cartelli industriali – sordi, avidi e menefreghisti – che pensano soltanto al proprio profitto e non guardano in faccia nessuno. Un cartello strafottente, per giunta, perché decide di non presentarsi neppure al tavolo della mediazione messo in piedi dal Governo per conciliare un nuovo prezzo con i pastori.

Un cartello oltretutto scorretto, perché quando resta privo del latte ovino sardo – necessario alla produzione del pecorino romano made in Italy – il latte se lo va a prendere in Romania. Fuori da un protocollo che per poter apporre la scritta “made in Italy” sull’etichetta del formaggio, prevede tassativamente il latte sardo.

Per tutto questo, e qualcosa d’altro, io sto con i pastori sardi. E sono disposto a pagare qualche euro al chilo in più il pecorino romano, se questo serve a non far morire la pastorizia. Alla peggio, se non me lo posso permettere, ne mangerò meno. E lo gusterò con maggior piacere.

Oggi, purtroppo, in Italia va così. Ma va così anche in Olanda, Inghilterra, Germania… Tanto da domandarsi se davvero vale la pena aver fatto quest’Europa Unita, e aver aperto le frontiere al mercato globale. Perché il problema del latte ovino dei pastori sardi, è lo stesso problema dei produttori di arance e clementine, di pomidoro, di olive, di uva e mele che, per raccogliere i loro prodotti, sono costretti ad utilizzare il caporalato e rendere letteralmente schiavi i raccoglitori: extracomunitari pagati 25 euro al giorno per dodici ore di lavoro.

Pensiamoci, noi consumatori, quando mettiamo in tavola il cesto della frutta o grattugiamo estasiati il pecorino romano su un piatto di amatriciana. Dietro questi prodotti ormai alla portata di tutti, c’è un cartello industriale o della grande distribuzione che per profitti enormi ce li mette a disposizione affamando e schiavizzando il primo anello della filiera alimentare: il produttore.

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