Ancona – Come chiedere aiuto e come fornirlo

Pronto intervento sociale e portierato di quartiere. Casa delle Culture cerca volontari per dare una mano alle persone più fragili

Ancona, 31 marzo 2020 – Data la grave emergenza sanitaria l’Amministrazione comunale di Ancona ha attivato da tempo un numero telefonico di Pronto Intervento Sociale – tel. 071 54488 – a cui rivolgersi per informazioni utili e chiarimenti per spesa e farmaci a domicilio.

Il servizio è pensato prevalentemente per le persone in condizioni di fragilità (per motivi di salute, per età, assenza di una rete familiare di sostegno, per isolamento disposto dall’autorità sanitaria). Il numero è attivo tutti i giorni (festivi compresi) dalle 8 alle 19.

Il servizio in questi giorni si è ampliato grazie alla collaborazione tra il Comune di Ancona e l’Associazione Casa delle Culture: un accordo grazie al quale il Comune sostiene il progetto dei Portieri di quartiere già attivi nel quartiere di Vallemiano, chiedendo di coordinare tutti i volontari che a livello cittadino stanno chiedendo in questi giorni di poter offrire il loro tempo per le persone  in difficoltà.

Coloro che desiderano rendersi utili mettendo a disposizione il loro tempo per le persone più fragili, per la risoluzione di piccoli problemi quotidiani, posso rivolgersi direttamente a Giovanni e Diego, i coordinatori del servizio che stanno raccogliendo adesioni e organizzando l’attività nei quartieri.

In questi giorni, la Casa delle Culture ha inoltre stipulato una Convenzione anche con la Coop 3.0 grazie alla quale questo progetto solidale di consegna gratuita della spesa rivolto alle persone più vulnerabili è stato esteso anche a tutti i punti vendita Coop della città.

Chiunque desideri  offrire la sua attività di volontariato può contattare il numero di Casa delle Culture 373 7660799  dalle ore 9.00 alle ore 19.00.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Notte di San Lorenzo, notte di sogni e di speranza

Con il naso all’insù per le stelle cadenti


Camerano, 10 agosto 2022 – Lo confesso, sono tante le notti di San Lorenzo che ho passato con il naso all’insù aspettando di veder cadere una stella. E confesso, anche, di aver espresso desideri nascosti a quella scia luminosa affidandogli, nel breve arco di tempo e di spazio del suo sfrecciare nel buio, la possibile realizzazione dei miei sogni. Credendoci, credendoci davvero, tanto era la voglia che mi portavo dentro di vederli concretizzati.

L’ho fatto sin da quando, bambino, ho appreso dell’esistenza di questo credo popolare. E lo faccio ancora oggi, nonostante la tarda età e la consapevolezza sia solo un credo popolare e niente di più. Crescendo, per molti anni ho abitato in un Comune il cui motto è: “Ad sidera tendit”, volgarmente tradotto “tendere alle stelle” proiettati verso l’alto. Qualcosa vorrà pur dire!

Ho affidato alle stelle cadenti il mio desiderio di riuscire ad acquistare per mio conto la prima motocicletta e correrci, e dopo un po’ il desiderio s’è avverato. Gli ho affidato quello di riuscire a pubblicare il mio primo romanzo e, tac! dopo un po’ l’ho pubblicato. Stessi affidi per un amore, per la nascita di un figlio, per realizzare il sogno di avere un giornale tutto mio. Tutti concretizzati.

Lo so. Lo so benissimo che con tutta probabilità quei sogni si sarebbero realizzati anche senza l’affido alle stelle cadenti, ma l’averlo fatto in tempi non sospetti ogni volta mi trasmetteva una speranza in più. Come se da lassù, nel profondo blu cobalto del cielo, una forza superiore potesse lavorare a mio favore: le stelle cadenti, e non un Dio, scelte forse a discapito del secondo perché non credente. Ma in fondo, in fondo, dove sta la differenza?

Credo di non essere l’unico essere umano ad averlo fatto. Credo, anzi, d’essere in buona compagnia. Gli individui, donne e uomini, nel proprio intimo più nascosto sanno di aver bisogno di una qualche entità capace di non farli sentire soli. Soli e disarmati di fronte alla quotidiana guerra contro il destino e le avversità. Contro le proprie debolezze.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…” ha scritto William Shakespeare ne: La Tempesta intorno al 1610, aggiungendo: “… e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.

E allora, che cosa c’è di meglio dell’affidare i nostri sogni, la nostra vita, ad una stella cadente nel breve spazio e tempo della sua traiettoria luminescente nella volta del cielo? Male non fa.

Questa notte, l’ennesima, starò con il naso all’insù nella speranza di vedere una scia luminosa. Ormai ho poco da affidargli, se non la speranza di continuare ancora per un po’ in buona salute. Per me e per i miei cari. Per il resto, quel che c’era da realizzare l’ho in parte realizzato e in parte no, sudando comunque parecchio. E non saprò mai se loro, le stelle cadenti, mi abbiano davvero dato una mano. Scientemente, non lo credo, ma mi piace pensare che me l’abbiano data. E spero dal profondo l’abbiano data anche a voi. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

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