Sirolo: venticinque nuove pensiline e fermate dei bus

Iniziati i lavori per costruire la prima. Saranno otto nel 2021 e diciassette nel 2022

Sirolo, 29 ottobre 2021 – Sono appena iniziati i lavori per la costruzione della nuova pensilina e della circostante fermata per autobus sulla Strada Provinciale 1, all’incrocio con la strada che conduce al Monte Conero, la prima di venticinque pensiline e fermate che saranno realizzate dal Comune di Sirolo in tutto il territorio: otto nel 2021, le altre diciassette nel 2022.

Il progetto, ideato dal geometra Luca Saracchini e dall’ingegnere Corrado Francinella dell’Ufficio Tecnico comunale e finanziato totalmente dalla Regione Marche con 404.000 euro, è indirizzato al miglioramento, la messa in sicurezza e in alcuni casi alla realizzazione delle fermate degli autobus, così come annunciato lo scorso febbraio dall’assessore regionale ai trasporti Guido Castelli e dal consigliere regionale Mirko Bilò in visita a Sirolo.

Per il sindaco Filippo Moschella, la vincita del bando regionale per la riqualificazione e realizzazione delle fermate del trasporto pubblico, con lo stanziamento per Sirolo di 404.000 euro dei tre milioni e 138 mila totali, è «una grande opportunità per tutto il territorio, anche per la sicurezza di tanti studenti e pendolari, dato che eviterà di attendere i mezzi pubblici sul ciglio delle strade, anche provinciali».

Le pensiline, dal design originale realizzato esclusivamente per Sirolo, riporteranno anche il logo turistico del paese e saranno dotate di illuminazione e servizi per rendere sicura e serena l’attesa dei viaggiatori, migliorando contemporaneamente l’arredo urbano e, quindi, l’accoglienza turistica.

Continua Moschella: «il contributo deliberato nell’ambito del piano investimenti 2019-2021 dalla Giunta regionale, che ringrazio a nome di tutti i sirolesi per l’attenzione al territorio e al turismo, è il più rilevante mai ricevuto da Sirolo dopo quello per il ripascimento delle spiagge. La realizzazione delle fermate degli autobus – conclude il primo cittadino sirolese – sarà uno dei tasselli della nuova stagione turistica, attualmente allo studio della Giunta comunale, che regalerà nuove e ineguagliabili emozioni a tutti i turisti».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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