Osimo progetta la viabilità per collegarsi al nuovo ospedale dell’Aspio

Intanto, a settembre il via al cantiere per l’Auditorium all’ex Cinema Concerto

Osimo, 8 agosto 2021 È stato pubblicato dalla stazione unica appaltante della Provincia di Ancona, il bando indetto dal Comune di Osimo per la progettazione della viabilità di adduzione tra Osimo e il nuovo ospedale all’Aspio.

Due i lotti previsti nello stesso affidamento:

il primo, da 166.003 euro, per la progettazione della bretella che collegherà la rotatoria a valle di Via Sbrozzola e la Septempedana 361 a San Biagio (compresa la rotatoria su Via Ancona all’altezza di Via Pignocco);

il secondo, da 56.624 euro, per la progettazione della rotatoria che regolerà l’incrocio tra Via Sbrozzola e la Statale 16 a Osimo Stazione, davanti al CargoPier.

L’appalto, per un totale di 222mila euro, verrà chiuso il 27 agosto con apertura delle offerte il 6 settembre. Grazie ai fondi regionali (3milioni di euro), entro fine anno saranno appaltate entrambe le opere viarie, con la bretella Sbrozzola-Via Ancona a San Biagio che rappresenta anche il primo tratto della futura variante a nord che l’Amministrazione Pugnaloni ha in mente di progettare per decongestionare il traffico sulla direttrice Ancona-Macerata.

Il 20 settembre il via al cantiere per l’Auditorium

Piano recupero ex Cinema Concerto (Comune di Osimo)

L’Amministrazione comunale ha comunicato a Regione Marche e Ordine dei frati minori conventuali l’avvio, dal 20 settembre prossimo, del cantiere di sua competenza all’ex Cinema Concerto di Piazzetta San Giuseppe.

I lavori, come da contratto d’appalto sottoscritto con la ditta Consorzio Stabile Campania per un importo di 400mila euro, saranno completati in sei mesi. L’obiettivo è inaugurare entro la Pasqua 2022 l’auditorium da 99 posti da adibire a sala proiezioni e conferenze.

La data è stata ufficializzata in virtù dei lavori portati ormai a termine dalla ditta incaricata dai frati minori di San Francesco, che stanno sistemando gli spazi acquistati per 550mila euro dal Comune (porzione del piano terra e primo piano dell’ex cinema e l’ex sede della banda cittadina per farci biblioteca francescana e piccolo ostello), lasciando al Comune un ampio spazio grezzo al piano terra: l’ex platea dove allestire appunto l’auditorium polivalente.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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