“Impossibile trovare posteggio in centro durante gli eventi”

La denuncia arriva dagli osimani Francesca Santini e Achille Ginnetti di POF

Osimo, 19 settembre 2020 – Durante i festeggiamenti per il Patrono, ma succede sempre quando viene organizzato un qualsiasi evento nel centro storico, per i residenti trovare un parcheggio diventa un incubo. La maggior affluenza di veicoli e gli accessi al centro blindati, obbligano gli osimani ad un’unica soluzione: lasciare l’auto al maxiparcheggio.

Ma anche qui c’è un problema, quello del recupero della vettura reso complicato per via degli orari di apertura e chiusura dello stesso come, ad esempio, quando si ha la necessità di utilizzare la propria auto in piena notte per un’emergenza. Difficoltà non indifferenti, difficili da digerire da parte di quei residenti che pagano un permesso sosta piuttosto salato: 50 euro l’anno per la prima macchina, 100 euro per la seconda, per poi vedersi costretti a lasciarla altrove.

Francesca Santini e Achille Ginnetti, consiglieri di Progetto Osimo Futura 

Progetto Osimo Futura, che ha raccolto le lamentele di tanti osimani, entra nel merito della questione e propone soluzioni attraverso i suoi esponenti Francesca Santini e Achille Ginnetti.

«Gli ambulanti dovrebbero avere un permesso di carico e scarico prima e dopo le manifestazioni – propone la Santini – e avere uno spazio sosta fuori dal centro anziché occupare il maxiparcheggio che andrebbe riservato solo ai visitatori. Per i residenti, invece, andrebbero riservate aree apposite per poter raggiungere la propria abitazione almeno con una macchina, mentre le seconde auto potrebbero essere lasciate gratuitamente al maxiparcheggio».

Per Achille Ginnetti il problema va risolto al più presto: «Rinnoviamo le proposte presenti nel nostro programma elettorale in quanto, anche se non sono la soluzione definitiva, possono costituire già un importante passo in avanti. Primi trenta minuti gratuiti per tutti i parcheggi del centro, così da permettere ai residenti di scaricare tranquillamente la spesa senza il rischio di prendere una multa, e ai cittadini di poter andare ad esempio dal fornaio senza dover pagare la sosta per pochi minuti; in Piazza Dante e Piazza Rosselli parcheggi bianchi ad alta rotazione di un’ora; per i residenti, permesso prima auto gratuito e utilizzo di tutti i parcheggi 9-19. Inoltre – conclude Ginnetti – avevamo preso in considerazione sia la possibilità di non far pagare il posteggio nelle ore centrali, sia la possibilità di realizzare parcheggi multipiano in centro partendo da progetti già disponibili (sotto Piazza Rosselli) e verificando altri siti (Via Fonte Magna sotto al Corridoni)».

Il Consigliere di Progetto Osimo Futura presenterà una mozione in Consiglio comunale per impegnare Sindaco e Amministrazione a trovare celeri e concrete soluzioni per i parcheggi del centro storico.

 

redazionale

© riproduzione riservata


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

© riproduzione riservata

 


link dell'articolo