Pedemontana Marche, aperto il primo tratto Fabriano-Matelica Nord

Da oggi percorribili 8,1 km. Investimento da 86 milioni di euro

Ancona, 22 novembre 2021 – La società Quadrilatero Marche-Umbria, controllata di Anas (Gruppo FS italiane), ha aperto oggi al traffico il primo stralcio funzionale ‘Fabriano-Matelica Nord’ della strada Pedemontana delle Marche, asse di collegamento tra le direttrici Perugia-Ancona e Foligno-Civitanova Marche.

Il tratto aperto al traffico, per un investimento di 86 milioni di euro, è lungo complessivamente 8,1 km e collega la SS76 “della Val d’Esino”, dove si innesta con un nuovo svincolo in prossimità di Fabriano (località “Pian dell’Olmo”), con il nuovo svincolo di Matelica Nord/Zona industriale.

Il tracciato comprende una galleria di 911 metri e 6 viadotti di lunghezza complessiva pari a 400 metri, oltre allo svincolo intermedio di Cerreto d’Esi. Nel primo chilometro affianca il torrente Giano, attraversa in galleria i rilievi collinari “Le Serre” in località Argignano e, dal km 3 circa, inizia l’affiancamento con il fiume Esino per terminare a Matelica dove ha inizio il secondo stralcio funzionale in corso di realizzazione.

La piattaforma stradale è a carreggiata unica di larghezza complessiva pari a 10,5 metri, costituita da una corsia per senso di marcia da 3,75 metri e due banchine pavimentate larghe 1,5 metri ciascuna. La connessione con la viabilità locale viene garantita dai tre nuovi svincoli a livelli sfalsati, senza intersezioni a raso.

«È una giornata storica per tutta la nostra Regione perché l’inaugurazione di questo stralcio della Pedemontana rappresenta un traguardo molto importante – ha dichiarato il presidente della Regione Marche Francesco AcquaroliUn’opera sognata da tanti anni che oggi finalmente è una realtà che collega nel suo primo stralcio Fabriano e Matelica, e  ci dà la percezione di quello che potrà diventare la Pedemontana delle Marche quando raggiungerà Muccia e poi potrà proseguire nelle altre zone del nostro entroterra: uno strumento fondamentale per le attività e per i servizi, e un’opportunità preziosa per rilanciare il nostro territorio soprattutto dopo il Sisma del 2016».

Investimenti Anas nelle Marche

Oltre alle opere previste dal progetto Quadrilatero Marche-Umbria, Anas ha attivato investimenti nelle Marche per complessivi 2,7 miliardi di euro tra lavori realizzati, in corso e di prossimo avvio per manutenzione o realizzazione di nuove opere.

In particolare, gli investimenti in manutenzione programmata della rete stradale esistente ammontano a 895 milioni di euro. Attualmente sono in corso lavori per un valore di 290 milioni di euro e di prossimo avvio ulteriori interventi da 171 milioni. I lavori riguardano prevalentemente: il risanamento profondo della pavimentazione, la ristrutturazione e il miglioramento sismico di ponti e viadotti, l’ammodernamento delle barriere di sicurezza e degli impianti tecnologici in galleria.

In questa regione Anas ha inoltre competenza diretta per l’attuazione e la realizzazione di 538 interventi di ripristino post-sisma, aggregati in 273 appalti, per investimento di circa 583 milioni di euro, pari al 79% del finanziamento totale previsto dai vari stralci del Programma di ripristino della viabilità nei territori interessati dagli eventi sismici.

Per quanto riguarda le nuove opere, gli investimenti ammontano a oltre 1,2 miliardi di euro tra lavori in corso e in progettazione. Sono in corso i lavori di completamento del primo stralcio della variante Trisungo-Acquasanta Terme, sulla SS4 “Salaria”, per circa 80 milioni di euro, e i lavori per il raddoppio della SS16 “Adriatica” – variante di Ancona (primo stralcio) per 250 milioni di euro.

In fase di progettazione il collegamento del Porto di Ancona con la SS16 per 100 milioni di euro, il secondo stralcio della variante alla SS4 Trisungo-Acquasanta Terme per 250 milioni di euro e la E78 Grosseto-Fano.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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