Riparte l’isola pedonale in Piazza Roma in luglio e agosto

Un progetto, fine a se stesso, mal supportato a livello organizzativo da parte dell’Amministrazione

Camerano, 1 luglio 2018 – Si riparte anche quest’anno con la chiusura del traffico veicolare in  Piazza Roma nelle ore serali del venerdì, del sabato e della domenica, per i mesi di luglio e agosto. Il divieto di transito alle auto scatterà dalle ore 20.30 e finirà alle ore 24.00.

L’idea di istituire un’isola pedonale in centro ha sempre avuto come finalità quella di garantire maggior sicurezza ai pedoni, che nelle serate estive aumentano considerevolmente, soprattutto il venerdì, il sabato e la domenica sera.

Camerano – Piazza Roma gremita di persone. Una scena che si può vedere solo sei giorni all’anno: i tre della Festa del Patrono e i tre di quella del Rosso Conero

«La constatazione, alcuni anni fa, di un’utilizzazione promiscua e cospicua della strada tra passanti e transito veicolare – spiega l’assessore alla Polizia locale Costantino Renato –  aveva fatto ritenere che fosse necessario individuare misure temporanee di riduzione del traffico».

«Oggi possiamo riscontrare che tale iniziativa è apprezzata soprattutto da famiglie e bambini che possono in tutta tranquillità godere interamente della piazza principale del paese tre serate a settimana, per tutto il periodo estivo» conclude l’assessore.

Un’iniziativa lodevole che apre gli spazi del cuore della cittadina alla fruizione totale da parte dei residenti . Un’idea accolta da pareri diversi e contrastanti. In Piazza Roma esistono solo due esercizi pubblici aperti la sera: un bar e una gelateria. Ognuno fine a se stesso.

Per rendere Piazza Roma appetibile, al di là dell’isola pedonale – sostengono in molti – occorrerebbe che l’Amministrazione accompagnasse la chiusura con proposte di musica e spettacolo. Diversamente i cameranesi, specie i giovani, preferiscono fare qualche chilometro e spostarsi a Sirolo e Numana dove di offerte del genere ne trovano in quantità.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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