Industria 4.0: all’Univpm Kuroiwa guru della Toyota

Convegno e Lectio Magistralis del prof. Satoshi Kuroiwa in programma il 7 marzo 2018 presso l'Aula Magna d'ateneo. Per Kuroiwa "l'aspetto umano rimane centrale anche nella nuova fabbrica digitale".

Ancona – Qual è il vero significato di Industria 4.0? Siamo davvero entrati nella quarta rivoluzione industriale? Queste sono solo alcune delle domande che saranno poste al prof. Satoshi Kuroiwa il guru di Toyota e uno degli artefici dello sviluppo delle misure di informatizzazione adottate dal Governo giapponese.

Satoshi Kuroiwa esperto di Factory Automation, consulente Toyota e Governo giapponese

La sua lectio magistralis si terrà mercoledì 7 marzo alle ore 15:30 in Aula Magna d’Ateneo nel polo Monte Dago dell’Università Politecnica delle Marche all’interno del convegno “Il sistema Toyota come modello di riferimento per il futuro dei sistemi di produzione italiani nell’era dell’Industria 4.0”. L’evento è organizzato dall’Università Politecnica delle Marche, Ordine degli Ingegneri di Ancona, Confindustria Marche Nord e ClubTiCentro con la collaborazione di Considi e Toyota Academy.

Secondo la riflessione di Satoshi Kuroiwa, la sfida di Industria 4.0 è accompagnare la trasformazione tecnologica della nuova fabbrica digitale con lo sviluppo di una nuova mentalità diffusa all’interno delle aziende, per rendere semplici, stabili ed intuibili i processi che portano ai nuovi prodotti e servizi intelligenti. Per affrontare con successo la quarta rivoluzione industriale è quindi indispensabile ripensare al proprio modello di business e solo dopo investire in nuovi strumenti. In primo luogo occorre soprattutto riporre al centro delle aziende il valore aggiunto dato dalle persone e dalle loro competenze.

Ancona – Sauro Longhi Rettore Università Politecnica delle Marche

Rispetto a qualche anno fa il mondo si è evoluto, l’approccio alle nuove tecnologie è diventato di uso quotidiano, la globalizzazione dell’economia non è più una novità e tutti conoscono i problemi legati all’ambiente e all’energia. In questo contesto la percezione da parte del cliente di creazione del valore nel prodotto si è spostata nella filiera produttiva dalle fasi di produzione alle fasi a monte, di sviluppo prodotto e, a valle, di post vendita.

La sfida è quella di accompagnare la trasformazione tecnologica sia attraverso lo sviluppo di una nuova cultura all’interno delle aziende sia con la formazione di nuovo capitale umano. In questi anni l’evoluzione del rapporto uomo-macchina (robot) è passata da alternativa (sostituzione) a cooperativa e in futuro sarà una relazione di fusione (caso già attuale in Giappone con il robot che assiste i pazienti nelle cure mediche).
Per Kuroiwa infatti: “l’aspetto umano rimane centrale anche nella nuova fabbrica digitale”

Al termine della Lectio Magistralis è prevista una tavola rotonda con numerosi ospiti.
Il programma:15.30 – 16.00 Registrazione
16.00 – 16.15 Saluto di benvenuto
Alberto Romagnoli – Presidente Ordine Ingegneri Ancona
Claudio Schiavoni – Presidente Confindustria Marche Nord

16.15 – 16.30 Intervento di apertura
Le strategie dell’Università nell’orizzonte di Industria 4.0
Sauro Longhi – Rettore Università Politecnica delle Marche

16.30 – 16.45 Digital Transformation e 4ª Rivoluzione Industriale
Nazzareno Bordi – Commissione Ingegneria dell’Informazione Ordine Ingegneri Ancona, Presidente Onorario ClubTiCentro

16.45 – 17.00 Introduzione alla Lectio Magistralis
Gianni Dal Pozzo – Amministratore Delegato Considi

17.00 – 18.30 lectio magistralis il sistema Toyota: un modello di riferimento per la via italiana 4.0
prof. Satoshi Kuroiwa Esperto di Factory Automation, consulente Toyota e Governo giapponese

18.30 – 19.15 Tavola rotonda
Enrico Loccioni – Presidente Gruppo Loccioni
Gianni Massa – Vice Presidente Vicario Consiglio Nazionale Ingegneri
Mario Carrelli – IT Director iGuzzini Illuminazione Spa
Maurizio Mazzieri – Senior Advisor Toyota Academy
Michele Porcarelli – General Manager QS Group Spa
Ruggero Silvestri – Plant Manager Ariston Thermo Spa
Tonino Dominici – Presidente Box Marche Spa
Modera: Filippo Schittone, Vice Direttore Confindustria Marche Nord

19.15 Chiusura lavori
Moderatore Nazzareno Bordi, Commissione Ingegneria dell’Informazione Ordine Ingegneri Ancona, Presidente Onorario ClubTiCentro

La partecipazione è gratuita previa iscrizione. I posti sono limitati.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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