Casacon, ex Conchiglia Verde, aprirà al pubblico nell’aprile 2023

Proseguono i lavori di ristrutturazione dell’iconico locale sirolese che diventerà struttura ricettiva con ristorante bar e suite

Sirolo, 21 giugno 2022 – Proseguonoi lavori nell’ex Conchiglia Verde, l’area all’interno del Parco Regionale del Conero che ospiterà Casacon. Il progetto, curato dall’architetto Federica Paladini e dallo studio Solido di Ancona, prevede l’apertura nel mese di aprile 2023, con l’obiettivo di mantenere vivi i ricordi nati in quel luogo memorabile.

«La nostra intenzione – racconta Carlo Boldrini, ceo di Casacon e di Pil, importante agenzia di comunicazione che sta dietro al progetto – è recuperare la memoria del locale e allo stesso tempo valorizzare il territorio, con la creazione di nuovi posti di lavoro, impegnandoci ad assumere professionisti locali e avvalendoci di fornitori a chilometro 0». 

La Conchiglia Verde, infatti, ha una storia incredibile: nasce nel 1948 dalle ceneri di un campeggio Balilla e vive il suo periodo d’oro tra gli anni ’50 e ’70, quando è frequentato da artisti del calibro di Patty Pravo, Mina, Ornella Vanoni, Gianni Morandi e Lucio Dalla; seguiti poi dai concorsi di bellezza condotti da Mike Bongiorno e serate di balli sfrenati, per poi chiudere definitivamente i battenti nel 2006, quando la struttura entra in uno stato di abbandono.

Tanti i ricordi nostalgici e romantici che si respirano nel locale e nel giardino da sogno: le sue iconiche panchine, circondate dalle siepi, hanno regalato indimenticabili momenti di felicità a persone di tutte le età. Un locale che è entrato nella storia di tanti turisti internazionali, così come il sorriso di Fernanda e l’accoglienza calorosa che la famiglia Sturba dedicava a tutti gli ospiti che si godevano un momento di relax all’ombra della grande conchiglia, simbolo che sopravviverà anche dopo la ristrutturazione.

Il nuovo locale abbandona il nome Conchiglia Verde, come da richiesta della Famiglia Sturba, e si trasforma in Casacon, dall’unione della parola Casa come luogo famigliare e Con, compreso nelle parole Conchiglia, che rimane come simbolo del luogo, e rappresenta l’incontro e lo stare insieme con altre persone.

Il progetto di Casacon sarà incentrato infatti sull’essere umano a 360° gradi: corpo, anima e mente. Non solo una struttura ricettiva con ristorante, cocktail bar, musica live e suite, ma anche un punto di ritrovo per attività variegate a cui gli ospiti potranno prendere parte: dai percorsi enogastronomici a quelli legati alla natura e alla scoperta del territorio, passando per le attività olistiche, i corsi di cucina, gli eventi e i momenti di relax da trascorrere nel parco naturale.

Casacon, inoltre, sarà eticamente sostenibile e plastic free, alla base vi è un regolamento dettagliato che prevede, tra i vari impegni, la piantumazione degli alberi e la creazione di isole ecologiche adibite allo smaltimento dei rifiuti.

Grazie al sostegno dell’Amministrazione comunale, sarà il territorio a beneficiare maggiormente degli interventi che verranno svolti nell’area dell’ex Conchiglia Verde, come gli eventi di pulizia e riqualificazione che sono già stati organizzati all’interno del Parco Regionale del Conero.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Notte di San Lorenzo, notte di sogni e di speranza

Con il naso all’insù per le stelle cadenti


Camerano, 10 agosto 2022 – Lo confesso, sono tante le notti di San Lorenzo che ho passato con il naso all’insù aspettando di veder cadere una stella. E confesso, anche, di aver espresso desideri nascosti a quella scia luminosa affidandogli, nel breve arco di tempo e di spazio del suo sfrecciare nel buio, la possibile realizzazione dei miei sogni. Credendoci, credendoci davvero, tanto era la voglia che mi portavo dentro di vederli concretizzati.

L’ho fatto sin da quando, bambino, ho appreso dell’esistenza di questo credo popolare. E lo faccio ancora oggi, nonostante la tarda età e la consapevolezza sia solo un credo popolare e niente di più. Crescendo, per molti anni ho abitato in un Comune il cui motto è: “Ad sidera tendit”, volgarmente tradotto “tendere alle stelle” proiettati verso l’alto. Qualcosa vorrà pur dire!

Ho affidato alle stelle cadenti il mio desiderio di riuscire ad acquistare per mio conto la prima motocicletta e correrci, e dopo un po’ il desiderio s’è avverato. Gli ho affidato quello di riuscire a pubblicare il mio primo romanzo e, tac! dopo un po’ l’ho pubblicato. Stessi affidi per un amore, per la nascita di un figlio, per realizzare il sogno di avere un giornale tutto mio. Tutti concretizzati.

Lo so. Lo so benissimo che con tutta probabilità quei sogni si sarebbero realizzati anche senza l’affido alle stelle cadenti, ma l’averlo fatto in tempi non sospetti ogni volta mi trasmetteva una speranza in più. Come se da lassù, nel profondo blu cobalto del cielo, una forza superiore potesse lavorare a mio favore: le stelle cadenti, e non un Dio, scelte forse a discapito del secondo perché non credente. Ma in fondo, in fondo, dove sta la differenza?

Credo di non essere l’unico essere umano ad averlo fatto. Credo, anzi, d’essere in buona compagnia. Gli individui, donne e uomini, nel proprio intimo più nascosto sanno di aver bisogno di una qualche entità capace di non farli sentire soli. Soli e disarmati di fronte alla quotidiana guerra contro il destino e le avversità. Contro le proprie debolezze.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…” ha scritto William Shakespeare ne: La Tempesta intorno al 1610, aggiungendo: “… e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.

E allora, che cosa c’è di meglio dell’affidare i nostri sogni, la nostra vita, ad una stella cadente nel breve spazio e tempo della sua traiettoria luminescente nella volta del cielo? Male non fa.

Questa notte, l’ennesima, starò con il naso all’insù nella speranza di vedere una scia luminosa. Ormai ho poco da affidargli, se non la speranza di continuare ancora per un po’ in buona salute. Per me e per i miei cari. Per il resto, quel che c’era da realizzare l’ho in parte realizzato e in parte no, sudando comunque parecchio. E non saprò mai se loro, le stelle cadenti, mi abbiano davvero dato una mano. Scientemente, non lo credo, ma mi piace pensare che me l’abbiano data. E spero dal profondo l’abbiano data anche a voi. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

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