Nuovo Portale Turistico per Numana Regina del Conero

In una Pasqua ancora all'insegna della prudenza ci si prepara a ripartire appena le norme lo consentiranno

Numana, 1 aprile 2021 – In occasione delle festività pasquali, al fine di catturare l’interesse di coloro che inizieranno a sognare e progettare la loro vacanza estiva, viene presentato il nuovo sito www.turismonumana.it, un portale turistico rinnovato nella veste grafica e nella ricchezza dei contenuti, ottimizzato e totalmente responsive per una facile navigabilità sia da mobile che da desktop e per una fruizione intuitiva e coinvolgente.

Il portale, raffinato ed elegante, è stato progettato per guidare nella scelta di viaggio turisti sempre più connessi ed esigenti, mostrando non solo tutte le attrattive del territorio, gli eventi, i servizi e l’offerta ricettiva ma anche le esperienze che è possibile fare in loco, per vivere una vacanza alla scoperta di nuove emozioni che lasceranno un ricordo indimenticabile.

È soddisfatto il sindaco Gianluigi Tombolini che, pur consapevole del delicato momento che tutti stiamo vivendo, rimane comunque ottimista e precisa come il lancio del nuovo portale coincida con la presentazione del nuovo logo Numana Regina del Conero: «Si è voluto – spiega il primo cittadino numanese – coniugare la vocazione turistica di Numana, tradizionalmente definita La Signora del Conero, con la sua dimensione storica e culturale che si riconosce nella figura della Regina Picena, i cui ornamenti sono custoditi nel museo Antiquarium Statale della nostra cittadina.
Ma non ci siamo fermati qui
– anticipa il Sindaco – infatti nei giorni del weekend pasquale verrà diffuso sui nostri canali social un nuovo video emozionale per il lancio dell’estate 2021 a Numana».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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