C’è ancora tanta strada da fare per il turismo marchigiano

Il Forum andato in scena a Numana ha messo in luce tutta una serie di criticità (video)

Numana, 24 giugno 2018 – Le sfide per il turismo tra tradizione e rinnovamento. Questa la traccia sulla quale si è ragionato a Numana, nella splendida location della piazzetta della Torre, alla presenza di politici, forze dell’ordine, industriali, operatori turistici, professionisti del web marketing e dell’informazione, dirigenti di banca.

Un Forum ricco d’interventi e di personalità dal quale è scaturita una verità assoluta: la necessità di nuovi progetti d’accoglienza riguardanti il turista, capaci di tenere un occhio rivolto alla tradizione e l’altro proteso verso il miglior utilizzo delle nuove frontiere date dal web e da internet. Un potenziale enorme, quello di queste ultime capaci – come sottolineato da Massimiliano Paolucci direttore marketing di Riviera del Conero, e dal web marketing  Fabrizio Pirani titolare Omnigrafitalia – di produrre una mole di dati impressionanti per capire gusti ed indirizzi dei potenziali fruitori della nostra Riviera.

Organizzata da Qn – Il Resto del Carlino e da Unicredit, la tappa numanese del Forum ha evidenziato come spesso le tante eccellenze del territorio siano scollegate fra loro. Ad esempio, come sottolineato dal sindaco Tombolini, non esisteva un autobus di linea che collegasse Numana a Loreto, nonostante i tanti turisti che la domenica vorrebbero assistere alla messa in Basilica. Ci ha dovuto pensare lui, a spese del Comune.

Numana – Parte dei relatori del Forum sul turismo

La sensazione scaturita dall’incontro è quantomeno curiosa. Tutti i convenuti, presi singolarmente, quando parlano e fanno il quadro della loro personale realtà, raccontano un mondo fatto di grande professionalità ed impegno. Un grande sforzo che però sul territorio non si traduce in risultati eclatanti ed oggettivi. E questo è dovuto ad una semplicissima verità: tutti bravi nel loro campo ma incapaci a trasformare le competenze in vere opportunità per il territorio. In tre parole, sono incapaci a fare rete. La solita vecchia storia trita e ritrita della mentalità marchigiana che cura il proprio orticello e guai a chi glielo tocca.

Numana – Il comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri colonnello Stefano Caporossi; l’assessore regionale al Turismo Moreno Pieroni; il comandante della Compagnia Carabinieri Osimo maggiore Raffaele Conforti

La Regione Marche, rappresentata dall’assessore al Turismo Moreno Pieroni, fa la sua parte con i soldi che ha. Pochi, per la verità, per affrontare gli investimenti necessari a rendere la regione un polo d’attrazione forte e appetibile. Probabilmente, non ha neppure le idee tanto chiare a proposito. E quasi sempre sbaglia i tempi d’intervento.

Uno dei concetti più seri e sensati che abbiamo sentito, lo ha espresso Marco Grilli, amministratore unico dell’azienda numanese Omas: «Per portare nuovi turisti nelle Marche, visto come si muove il mondo – ha detto Grilli in sostanza – occorre avere un aeroporto che funzioni. Senza quello, gran parte degli sforzi diventano inutili».

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Verità sacrosanta. Quel che abbiamo colto a livello di sensazione, ma che è emerso abbastanza chiaramente, è che manca un vero progetto a livello regionale capace di vendere nel mondo la regione nei suoi aspetti migliori. Le iniziative vengono lasciate al singolo – spesso molto bravo – ma impossibilitato da solo ad attrarre oltre il proprio orticello. Ogni corporazione è fine a se stessa; l’invidia per il successo altrui è forte, così come l’incapacità d’essere umili quel tanto che basterebbe per fare il percorso tutti insieme.

Serve un cambio di mentalità totale; serve insegnare almeno l’inglese a chi opera nel turismo, perché non ha senso far venire gli stranieri nelle Marche se poi, al bar, il cameriere li accoglie con un : «Buongiorno, che voi?». E se lo scriviamo è perché è capitato. Oppure far attraccare le navi da crociera al porto di Ancona e far trovare i negozi chiusi ai croceristi.

Se questo non succederà, tutto quanto speso per il turismo non lo farà incrementare più di tanto. E a brillare continueranno ad essere quei Comuni (pochi) come Numana che, grazie alla lungimiranza e all’impegno del proprio sindaco, hanno capito che il turista non è una mucca da mungere e da trattare con superficialità ma un amico da coccolare e rispettare affinché torni a trovarci ogni anno. Magari, portandosi appresso la famiglia del vicino di pianerottolo.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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