Prenotazione spiagge libere di Portonovo, Mezzavalle, Sirolo

I numeri telefonici di assistenza alle prenotazioni da utilizzare a partire da lunedì 14 giugno

Ancona, 11 giugno 2021 – L’Associazione Riviera del Conero mette a disposizione due numeri telefonici per chi non può accedere all’App I Beach, che consente di riservare posti mare per le spiagge libere di Portonovo, Mezzavalle e Sirolo, accessibili solo con prenotazione a partire dal 19 giugno.

I numeri da chiamare a partire da lunedì 14 giugno sono:

  • 320 2841150
  • 320 2933327.

Quest’anno I Beach funziona come piattaforma unica, gestita dall’Associazione Riviera del Conero, a disposizione dei Comuni che hanno la necessità di effettuare le prenotazioni nelle spiagge libere. Oltre a Portonovo e Mezzavalle, dunque, tramite l’applicativo si potranno effettuare le prenotazioni anche per Sirolo.

Per quanto riguarda le due spiagge anconetane la prenotazione è obbligatoria nei week end dal 19 giugno al 31 luglio e dal 28 agosto al 12 settembre, e tutti i giorni dall’1 al 22 agosto. Non sarà possibile la prenotazione consecutiva della stessa spiaggia per 2 giorni di seguito e ciascun account potrà effettuare solo una prenotazione al giorno. Due i tipi di postazione disponibili:

– telo mare 2 adulti + minorenni;

– stallo ombrellone 4 adulti + minorenni.

L’App consente, oltre alla prenotazione, il controllo della disponibilità dei parcheggi delle due spiagge di Ancona in tempo reale.

Per accedere a tutte le informazioni sulle spiagge e sulle modalità di fruizione si può consultare il sito:

https://www.rivieradelconero.info/it/le-spiagge-della-riviera-del-conero/

che sarà costantemente aggiornato.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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